Come un paio di anni or sono, anche stavolta, durante il nostro soggiorno in terra nipponica, abbiamo potuto godere dell'esperienza di un viaggio turistico "Japanese Style".
Gentilmente offerto dall'amata suocera, quest'anno il Tour toccava la zona di Karuizawa, nota località montana nell'ovest del Paese.
Ogni anno (a dire il vero più volte all'anno), gli "anziani" del quartiere organizzano una vacanza, un viaggetto in pullman, a tappe, di 3/4 giorni in varie località turistiche.
L'obiettivo principale è, come potete immaginare, la caccia al souvenir.
La tradizione dell' "o-miage" è qualcosa d'imprescindibile.
Non si può, assolutamente, pensare di tornare a casa "a mani vuote"...
Ma procediamo con calma.
Partenza ore 7:00.
Puntualissimi ci ritroviamo nel luogo indicato, il solito per ogni viaggio, a un centinaio di metri da casa.
Siamo in una quindicina di partecipanti: noi gli unici due sotto la sessantina.
Ma questo non è affatto un problema, perché gli anziani giapponesi sono assai simpatici e divertenti, spesso più liberi e schietti dei loro connazionali in età più giovane: hanno lavorato per una vita ed ora se la vogliono godere tutta, questa meritata pensione.
Come solito, hanno prenotato un pullman da 50 posti (perché vogliono stare comodi).
I mezzi dedicati a questa tipologia di viaggi hanno i sedili posteriori che possono essere ruotati in modo da creare una sorta di salottino, con tanto di tavolinetti centrali che permettono ai partecipanti di chiacchierare beatamente durante il viaggio.
Chiacchierare, mangiare, bere e fumare....
Sì, perché appena il motore si accende, comincia la distribuzione degli snacks da viaggio.
Ogni partecipante ha infatti impiegato la settimana precedente la partenza, all'acquisizione di un quantitativo impressionante di "schifezzuole", nelle varietà più disparate, da distribuire durante il viaggio.
Ora mi spiego perché avevamo tanto bagaglio, per una gita di tre giorni....
Ovviamente gli "stuzzichini" sono consoni al gusto giapponese, quindi per la maggior parte mi risultano estremamente inappetibili, specie di mattina presto.
Pescietti secchi, alghe liofilizzate, "senbe" di seppia/polipo....
....ma anche cioccolatini, biscotti classici e snacks dolci, per fortuna.
E poi il bere: il the (che è assolutamente amaro), il caffè (che non si può assolutamente definire tale) e la birra!!!
Alle 7 e 10 di mattina, l'ottuagenario spilungone "parcheggiato" nel sedile dietro al mio stappa una birra (la prima di un'interminabile serie) dando il via alle danze.
Ovviamente anche stavolta abbiamo il nostro posto riservato nel salottino VIP, ma memore dell'esperienza passata, adducendo la scusa del "travel sickness" (eh sì, sono autista e se non guido io sto male!), cedo abilmente il posto all'ojisan, prontamente ribattezzato "Mr. Alcholic", ottenendo un'immediata distanza di almeno due file di posti dalla "zona a rischio".
Dopo la terza birra, infatti, è un inarrestabile monologo in strettissimo dialetto da "dentiera mossa" e sigaretta biascicata.
Uno stato che si è mantenuto pressoché immutato per i tre giorni a venire.
L'aria si fa presto irrespirabile: un micidiale mix di fumo con retrogusto, ahimè, di kimochi!!!
Verso le 10 la prima "sosta bagno":
ci credo, con tutte quelle birre!
Io, per deformazione professionale, quando ho l'occasione la faccio, comunque, non si sa mai.
La mia dolce metà, invece, non sentendone il bisogno, si sofferma a chiacchierare, godendosi una sigarettina al sole.
Il grosso del gruppo, espletate le proprie necessità, non perde l'occasione di una visita (e conseguente acquisto di una qualsivoglia stupidata che, guarda caso, si vede SOLO in quella zona) ai negozi dell'area di sosta.
Radunato il "gregge", si riparte.
Ovviamente viene distribuito quanto "di buono" è appena stato comprato!
Dopo circa un oretta, la mia compagna di viaggio (non solo in senso metaforico), comincia a manifestare segni di impazienza.
"Uh....c'è un'area di sosta tra 20 Km.... tu che sei autista, quanto tempo ci vuole per arrivare?"
"Il limite di velocità è di 100 Km/h, la strada leggermente in salita, un vento a favore di 10 Km/h, se tutto va bene, fra 12 minuti!"
Al 12esimo minuto, la sagoma dell'area di servizio sfilava alla nostra sinistra senza che il mezzo accennasse a rallentare.
"Sì ma se non dici che hai bisogno, mica si ferma..."
"Ma non voglio....."
"Dì che ho bisogno io! Sono un gaijin incontinente! Dai..."
"Noooo.... Resisto!"
Ore 12:00.
Viso tesissimo, fronte madida di sudore (?)
Il pullman finalmente esce dall'autostrada e si parcheggia davanti ad un..... ristorante?
Ci sono decine (forse centinaia?) di altri pullman parcheggiati nel piazzale.
Veniamo accolti da una specie di guida in divisa, con tanto di bandierina per farsi scorgere anche dall'ultimo della fila.
Saliamo un paio di rampe di scale e ci troviamo in una sorta di mensa.
C'è il bagno: Oh gioia, Oh tripudio!!!
File di tavoli, gremiti di gruppi turistici, stanno consumando lo stesso identico menù.
Abbiamo mezz'ora per ingollarci una tazzona di riso, una zuppa, dei pesci, del pollo, sottaceti vari...
e possiamo tenerci come souvenir il vaso di terracotta in cui viene cucinato (e servito rovente) il riso.
Da bere una bella bottiglia di birra a testa, come dire: "Piove sul bagnato"
Con il nostro sacchetto di "Souvenir" in mano (e una chilata di riso sullo stomaco, previa tappa bagno (a scanso di equivoci) si riparte.
La digestione scatta inesorabile e il "salottino VIP" si muta magicamente in dormitorio.
Dopo un'altra sosta pipì (con annesso micro-shopping) ecco l'annuncio:
"Purtroppo siamo un po' in ritardo sulla tabella di marcia, quindi la programmata visita al bosco "X" non avrà luogo. Si prosegue direttamente fino all'Hotel. Una volta sistemati (velocemente) nelle proprie camere, ci si ritrova tutti quanti davanti al salone ristorante per la cena, alle ore 18:00!!!"
"Ma.....la visita al bosco....l'avvistamento degli animali....la....CENA ALLE 18:00?????"
(...continua...)
-電話で♪
venerdì 13 gennaio 2012
domenica 13 novembre 2011
Terebi
Il palinsesto televisivo italiano, si sa, è un abominio.
Ma che dire di quello nipponico?
Credetemi, non ci dobbiamo lamentare più di tanto....
Anche quest'anno, durante il mio consueto mesetto di vacanza nella Terra del Sol Levante, data la mia scarsa attitudine alla lingua locale (lo ammetto, non mi applico affatto, la mia conoscenza della lingua madre della mia dolce metà è rimasta praticamente invariata negli ultimi 4 anni), durante le giornate "casalinghe", mi sono fatto delle vere e proprie maratone televisive.
Siccome non partecipavo attivamente (ahimè neppure passivamente) alle conversazioni e, sebbene interpellato direttamente, rispondevo con un grugnito annoiato (la colpa era solo ed esclusivamente mia, ben inteso, quindi il mio malumore era la diretta espressione del famoso detto: "Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso"), ecco che prontamente "ZACK!", mi accendevano la TV ed io sprofondavo in un oblio di "minchiate" (perdonatemi il neologismo) abissali.
Perché dovete sapere che la stragrande maggioranza dei programmi televisivi giapponesi sono rappresentati da una specie di Quiz Show, dove personaggi più o meno famosi, per la maggior parte comici, devono indovinare risultati di sondaggi assurdi, amenità provenienti dalle più sparute parti del globo, capire come si leggono/scrivono kanji ormai obsoleti o estremamente inusuali (se sono difficili per loro, figuratevi cosa potevo capire io...), dove gag e siparietti più o meno bizzarri la fanno da padrone.
Le trasmissioni che più apprezzavo erano una sorta di "Paperissima", video divertenti di cadute e figuracce che non richiedevano, ovviamente, alcuno sforzo di comprensione.
Ed, ovviamente, le pubblicità.
Quanta pubblicità!!!!
Non esagero, ma ogni 8/10 minuti di trasmissione (cronometrati), ci sono almeno 3/5 minuti di pubblicità.
Chiaramente si ripetono ciclicamente, per cui dopo un paio d'ore avevo già memorizzato il "gingle" e martellavo (diciamo) i nervi della famiglia ripetendo come una specie di Rain Man gli slogan pubblicitari (addirittura storpiandoli).
"Henna gaijin" (strano straniero), mi ripeteva sorridendo la mia amata, scuotendo amorevolmente il capo.
Dentro di me si faceva strada, sempre più intensamente, che la Sua bonaria reazione nascondesse una celata e profonda compassione, per me, ma soprattutto per Lei, per aver sposato un siffatto elemento.
Ma la cosa più eclatante è che in ogni trasmissione, qualsivoglia sia il tema portante, a qualsiasi ora (del giorno e della notte), si parla di cibo.
I giapponesi sono OSSESSIONATI dal cibo, in tutte le sue rappresentazioni.
Comunque un assaggio, una presentazione, una disquisizione sul cibo ci DEVE assolutamente essere!
E allora via con facce estasiate, mugolii di puro piacere, orgasmi in diretta all'assaggio di questo o quel piatto.
Certo, perché bisogna enfatizzare, non basta dire "Buono!", bisogna contorcersi, fare le facce buffe, gridare "Meccha umai!!!"
Ma d'altra parte è ciò che chiede l'audience.
Se noi italiani amiamo farci gli affari altrui, ci propinano i vari "Grandi Fratelli", famose isole/fattorie, per non parlare dei vari "Forum",Fatti vostri" o "Vite in diretta", perché questo è ciò che la media del pubblico vuole, no?
Quindi, un popolo che fotografa ogni singola portata che mangia, cosa mai vorrà vedere????
Il mio amato cognato, che recentemente si è unito alla comunità di un noto social network, non perde occasione di aggiornarci sui suoi lauti banchetti serali (beato lui).
Ma anche una cara amica, italiana ma residente in "quei lidi",
aggiorna spesso il suo stato con invitanti immagini culinarie.
"Mi piace, mi piace", anzi, "mi piacerebbe!".
E' dunque vero il detto che recita:
"Chi va con lo zoppo impara a zoppicare"?!?
-電話で♪
Ma che dire di quello nipponico?
Credetemi, non ci dobbiamo lamentare più di tanto....
Anche quest'anno, durante il mio consueto mesetto di vacanza nella Terra del Sol Levante, data la mia scarsa attitudine alla lingua locale (lo ammetto, non mi applico affatto, la mia conoscenza della lingua madre della mia dolce metà è rimasta praticamente invariata negli ultimi 4 anni), durante le giornate "casalinghe", mi sono fatto delle vere e proprie maratone televisive.
Siccome non partecipavo attivamente (ahimè neppure passivamente) alle conversazioni e, sebbene interpellato direttamente, rispondevo con un grugnito annoiato (la colpa era solo ed esclusivamente mia, ben inteso, quindi il mio malumore era la diretta espressione del famoso detto: "Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso"), ecco che prontamente "ZACK!", mi accendevano la TV ed io sprofondavo in un oblio di "minchiate" (perdonatemi il neologismo) abissali.
Perché dovete sapere che la stragrande maggioranza dei programmi televisivi giapponesi sono rappresentati da una specie di Quiz Show, dove personaggi più o meno famosi, per la maggior parte comici, devono indovinare risultati di sondaggi assurdi, amenità provenienti dalle più sparute parti del globo, capire come si leggono/scrivono kanji ormai obsoleti o estremamente inusuali (se sono difficili per loro, figuratevi cosa potevo capire io...), dove gag e siparietti più o meno bizzarri la fanno da padrone.
Le trasmissioni che più apprezzavo erano una sorta di "Paperissima", video divertenti di cadute e figuracce che non richiedevano, ovviamente, alcuno sforzo di comprensione.
Ed, ovviamente, le pubblicità.
Quanta pubblicità!!!!
Non esagero, ma ogni 8/10 minuti di trasmissione (cronometrati), ci sono almeno 3/5 minuti di pubblicità.
Chiaramente si ripetono ciclicamente, per cui dopo un paio d'ore avevo già memorizzato il "gingle" e martellavo (diciamo) i nervi della famiglia ripetendo come una specie di Rain Man gli slogan pubblicitari (addirittura storpiandoli).
"Henna gaijin" (strano straniero), mi ripeteva sorridendo la mia amata, scuotendo amorevolmente il capo.
Dentro di me si faceva strada, sempre più intensamente, che la Sua bonaria reazione nascondesse una celata e profonda compassione, per me, ma soprattutto per Lei, per aver sposato un siffatto elemento.
Ma la cosa più eclatante è che in ogni trasmissione, qualsivoglia sia il tema portante, a qualsiasi ora (del giorno e della notte), si parla di cibo.
I giapponesi sono OSSESSIONATI dal cibo, in tutte le sue rappresentazioni.
Comunque un assaggio, una presentazione, una disquisizione sul cibo ci DEVE assolutamente essere!
E allora via con facce estasiate, mugolii di puro piacere, orgasmi in diretta all'assaggio di questo o quel piatto.
Certo, perché bisogna enfatizzare, non basta dire "Buono!", bisogna contorcersi, fare le facce buffe, gridare "Meccha umai!!!"
Ma d'altra parte è ciò che chiede l'audience.
Se noi italiani amiamo farci gli affari altrui, ci propinano i vari "Grandi Fratelli", famose isole/fattorie, per non parlare dei vari "Forum",Fatti vostri" o "Vite in diretta", perché questo è ciò che la media del pubblico vuole, no?
Quindi, un popolo che fotografa ogni singola portata che mangia, cosa mai vorrà vedere????
Il mio amato cognato, che recentemente si è unito alla comunità di un noto social network, non perde occasione di aggiornarci sui suoi lauti banchetti serali (beato lui).
Ma anche una cara amica, italiana ma residente in "quei lidi",
aggiorna spesso il suo stato con invitanti immagini culinarie.
"Mi piace, mi piace", anzi, "mi piacerebbe!".
E' dunque vero il detto che recita:
"Chi va con lo zoppo impara a zoppicare"?!?
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martedì 28 giugno 2011
Karaoke
L'estate è arrivata!
Si è fatta un po' attendere, è vero, con una primavera che è stata più simile ad una coda di inverno, più che una "mezza stagione" vera e propria.
Ci siamo lamentati fino a pochi giorni fa del freddo, della pioggia.
Volevamo il sole, il caldo.
Ed ora, che il caldo è arrivato, improvvisamente, boccheggiamo e stramalediciamo questa "ondata di calura".
Gli appartamenti, chiusi durante la giornata, al ritorno dal lavoro, sono vere e proprie "camere di tortura".
Il nostro, pur essendo esposto bene, coibentato decentemente, raggiunge comunque la ragguardevole temperatura interna di 27ºC, il che significa notti d'inferno.
Abbiamo un impianto di condizionamento, ma siamo un po' restii a metterlo in funzione, non tanto per il dispendio energetico, quanto per la mal sopportazione, di entrambi, al freddo innaturale (e a tutti i suoi effetti collaterali: cefalea, dolori articolari, secchezza delle fauci....).
Quando, la notte, la temperatura si abbassa leggermente, avendo la fortuna di avere finestre su ogni lato, sapendo dosare saggiamente l'apertura delle stesse, riusciamo a creare una corrente ristoratrice anche in serate di calma piatta.
Tutto bene, penserete....
E invece no!
Colpa del forno dirimpettaio?
"Magalli..."
Qualche decina di metri più avanti, sempre di fronte a noi, c'è un ristorante.
Fino all'inverno scorso aveva una clientela "di tutto rispetto": un giro di mafia russa (forse amici dei fornai dalle mani/pala), che almeno un paio di volte a settimana concludevano la serata a "bottigliate" (il centralino del 113 aveva memorizzato il mio numero e rispondeva chiamandomi per nome).
Ora hanno cambiato gestione: non più giri di vodka e balalaiche, ma giardinetto estivo e Karaoke!
Così quasi ogni notte, impianti a palla ed urla strazianti.
Ma con che coraggio ci si può esibire, avendo l'intonazione di una "sega circolare"?
Come rimpiango i "Karaoke box" di nipponica memoria.
Camerette perfettamente coibentate dove ti puoi esibire, senza ritegno, con stonature indegne, senza colpo ferire.
Perché costringere il tuo prossimo a subire questo strazio?
Perché turbare il suo sonno?
Una volta concluse le "esibizioni", ad alba quasi fatta, le poche ore di sonno rimaste a disposizione sono comunque a rischio incubi.
Quindi, a malincuore, ci apprestiamo, anche stanotte, a climatizzarci, tanto domattina avremo comunque mal di testa, ma almeno il ronzio del motore elettrico ci salverà un poco il sistema nervoso (forse).
"Shouganai...almeno è più allegro..."
"Chi? Io no di certo!"
Non mi sarei mai immaginato di trovarmi a rimpiangere le risse...
Quasi quasi mi spaccio per "cimpira" (scagnozzo) della Yakuza e scateno un putiferio....
-電話で♪
Si è fatta un po' attendere, è vero, con una primavera che è stata più simile ad una coda di inverno, più che una "mezza stagione" vera e propria.
Ci siamo lamentati fino a pochi giorni fa del freddo, della pioggia.
Volevamo il sole, il caldo.
Ed ora, che il caldo è arrivato, improvvisamente, boccheggiamo e stramalediciamo questa "ondata di calura".
Gli appartamenti, chiusi durante la giornata, al ritorno dal lavoro, sono vere e proprie "camere di tortura".
Il nostro, pur essendo esposto bene, coibentato decentemente, raggiunge comunque la ragguardevole temperatura interna di 27ºC, il che significa notti d'inferno.
Abbiamo un impianto di condizionamento, ma siamo un po' restii a metterlo in funzione, non tanto per il dispendio energetico, quanto per la mal sopportazione, di entrambi, al freddo innaturale (e a tutti i suoi effetti collaterali: cefalea, dolori articolari, secchezza delle fauci....).
Quando, la notte, la temperatura si abbassa leggermente, avendo la fortuna di avere finestre su ogni lato, sapendo dosare saggiamente l'apertura delle stesse, riusciamo a creare una corrente ristoratrice anche in serate di calma piatta.
Tutto bene, penserete....
E invece no!
Colpa del forno dirimpettaio?
"Magalli..."
Qualche decina di metri più avanti, sempre di fronte a noi, c'è un ristorante.
Fino all'inverno scorso aveva una clientela "di tutto rispetto": un giro di mafia russa (forse amici dei fornai dalle mani/pala), che almeno un paio di volte a settimana concludevano la serata a "bottigliate" (il centralino del 113 aveva memorizzato il mio numero e rispondeva chiamandomi per nome).
Ora hanno cambiato gestione: non più giri di vodka e balalaiche, ma giardinetto estivo e Karaoke!
Così quasi ogni notte, impianti a palla ed urla strazianti.
Ma con che coraggio ci si può esibire, avendo l'intonazione di una "sega circolare"?
Come rimpiango i "Karaoke box" di nipponica memoria.
Camerette perfettamente coibentate dove ti puoi esibire, senza ritegno, con stonature indegne, senza colpo ferire.
Perché costringere il tuo prossimo a subire questo strazio?
Perché turbare il suo sonno?
Una volta concluse le "esibizioni", ad alba quasi fatta, le poche ore di sonno rimaste a disposizione sono comunque a rischio incubi.
Quindi, a malincuore, ci apprestiamo, anche stanotte, a climatizzarci, tanto domattina avremo comunque mal di testa, ma almeno il ronzio del motore elettrico ci salverà un poco il sistema nervoso (forse).
"Shouganai...almeno è più allegro..."
"Chi? Io no di certo!"
Non mi sarei mai immaginato di trovarmi a rimpiangere le risse...
Quasi quasi mi spaccio per "cimpira" (scagnozzo) della Yakuza e scateno un putiferio....
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venerdì 13 maggio 2011
Mendokusai
La lingua giapponese è ricca di vocaboli che indicano uno stato d'animo, una sensazione, un modo di essere.
Ciò che in italiano viene espresso in una frase complessa ed articolata, ricca di parafrasi e sfumature, spesso in giapponese trova il suo corrispettivo in un'unica parola.
Vi sarà capitato (sicuramente) di essere in uno stato di tremenda apatia, di assoluta mancanza di energia, di "voglia zero", un momento in cui anche respirare diventa faticoso, anzi, fastidioso (perché è pur sempre "fare qualcosa").
In questi casi, nella lingua di Dante, possiamo sbizzarrirci in variopinte esclamazioni:
dal classico "Uffa!!!", al più volgare "Che p@lle!!!", al bolognesissimo "Socc'mel!!!"
Nella lingua del Sol Levante, è d'uopo esclamare "Mendokusai"
(si pronuncia Mendocsai), o nella sua versione più "slang": "Mendokuse~", riunendo in queste tre sillabe la pletora di italiche variazioni sul tema.
Io, di questa "magica" parola, mi sono subito innamorato, facendone il mio "motto" preferito. La sua pronuncia sembra quasi onomatopeica, esprime svogliatezza, è quasi un "Inno alla fannullaggine".
E' per questo che la sera, dopo una giornata di lavoro, stanco, con la maledetta ernia che si lamenta per le vibrazioni (e le buche), la spalla destra che non vuole essere da meno e si unisce al "coro" degli acciacchi, l'allergia che "sboccia" in un turbine di starnuti e gocciolamenti, con la "fiacca" che accompagna ogni cambio di stagione, mi tuffo con un doppio carpiato sul divano con l'intenzione di fare un beneamato "beep".
Comincio a gingillarmi col telefono, controllo un aggiornamento, un giochino...insomma, perdo tempo!
"Perché non aggiorni il blog? Lo fai sempre dal telefono, no?"
..........
"Mendokuse~,
Chō Mendokuse~!!!!"
(Molto Mendokuse~)
-電話で♪
Ciò che in italiano viene espresso in una frase complessa ed articolata, ricca di parafrasi e sfumature, spesso in giapponese trova il suo corrispettivo in un'unica parola.
Vi sarà capitato (sicuramente) di essere in uno stato di tremenda apatia, di assoluta mancanza di energia, di "voglia zero", un momento in cui anche respirare diventa faticoso, anzi, fastidioso (perché è pur sempre "fare qualcosa").
In questi casi, nella lingua di Dante, possiamo sbizzarrirci in variopinte esclamazioni:
dal classico "Uffa!!!", al più volgare "Che p@lle!!!", al bolognesissimo "Socc'mel!!!"
Nella lingua del Sol Levante, è d'uopo esclamare "Mendokusai"
(si pronuncia Mendocsai), o nella sua versione più "slang": "Mendokuse~", riunendo in queste tre sillabe la pletora di italiche variazioni sul tema.
Io, di questa "magica" parola, mi sono subito innamorato, facendone il mio "motto" preferito. La sua pronuncia sembra quasi onomatopeica, esprime svogliatezza, è quasi un "Inno alla fannullaggine".
E' per questo che la sera, dopo una giornata di lavoro, stanco, con la maledetta ernia che si lamenta per le vibrazioni (e le buche), la spalla destra che non vuole essere da meno e si unisce al "coro" degli acciacchi, l'allergia che "sboccia" in un turbine di starnuti e gocciolamenti, con la "fiacca" che accompagna ogni cambio di stagione, mi tuffo con un doppio carpiato sul divano con l'intenzione di fare un beneamato "beep".
Comincio a gingillarmi col telefono, controllo un aggiornamento, un giochino...insomma, perdo tempo!
"Perché non aggiorni il blog? Lo fai sempre dal telefono, no?"
..........
"Mendokuse~,
Chō Mendokuse~!!!!"
(Molto Mendokuse~)
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martedì 12 aprile 2011
Il meno peggio
Come gli assidui lettori di questo mio personale spazio ben sanno, i primi tempi della Nostra convivenza sono stati costellati da un'infinita serie di incomprensioni e "misunderstanding" dovuti, in gran parte, alle differenze culturali delle società in cui abbiamo vissuto i nostri "primi quarant'anni".
Il Suo recente impegno nel "mondo Cheerleading" del Bel Paese, ha fatto sì che venisse a contatto con un gran numero di persone.
Se prima ero io l'unico punto di riferimento, l'unico paragone, ora sono passato da "pietra dello scandalo" a "mite confidente" (o confessore?).
Una promozione di tutto rispetto, se pensiamo che fino a poco tempo fa poteva sembrare che fossi IO ad avere un atteggiamento di "poco riguardo", un basso livello di "considerazione", e che anzi tirassi in ballo la questione del "culture gap" a mio comodo, come esclusiva scusante di un mio carattere non proprio "accomodante".
Alla fine risulto essere "il meno peggio".
Ora le "esplosioni" non riguardano ME in prima persona.
Ora non le "subisco" più passivamente.
(a dire il vero le subisco comunque, ma almeno posso dare sfogo alla mia "mal sopportazione" inveendo contro i veri fautori del misfatto)
Gli "argomenti ricorrenti" sono:
1) La puntualità (che però non è mai stata una mia mancanza)
2) I "modi di dire/fare", che non sono in linea con il nipponico "cerimoniale" delle relazioni interpersonali (ma devo ammettere che a volte alcuni comportamenti che Lei mi riporta lasciano interdetto persino me)
3) La mancanza di organizzazione/pianificazione, per cui tutto può cambiare, specie all'ultimo minuto, vanificando le Sue notti insonni (e non solo le Sue) passate a preparare i minimi dettagli
4) L'assoluta assenza di comunicazione/connessione, quel "famoso Hōrensō" di cui abbiamo tanto parlato.
La mia figura, in tutto ciò, spazia da puro ascoltatore, a mesto confidente (come ho già detto), a paciere (che cerca di sminuire la gravità del fatto adducendo la scusante che "purtroppo da noi è diventato di uso comune"), fino a vero e proprio istigatore ("ma come è possibile, non ci posso credere, anche per me, che sono italiano, una cosa così darebbe fastidio").
Alla fine, purtroppo, la matematica, come si suol dire, non è un opinione:
Cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia
ossia
"cosa detta male"+"cosa fatta male"+"mancanza di considerazione"+"assenza di Hōrensō"+"svariati ritardi"= "terribile deflagrazione"
(leggasi muso lungo, cattivo umore, eccetera eccetera, senza entrare in intimi dettagli....)
Unica, piccola, consolazione, quella di non esserne IO la causa....in fondo, sono il "meno peggio".....YEAH!!!
-電話で♪
Il Suo recente impegno nel "mondo Cheerleading" del Bel Paese, ha fatto sì che venisse a contatto con un gran numero di persone.
Se prima ero io l'unico punto di riferimento, l'unico paragone, ora sono passato da "pietra dello scandalo" a "mite confidente" (o confessore?).
Una promozione di tutto rispetto, se pensiamo che fino a poco tempo fa poteva sembrare che fossi IO ad avere un atteggiamento di "poco riguardo", un basso livello di "considerazione", e che anzi tirassi in ballo la questione del "culture gap" a mio comodo, come esclusiva scusante di un mio carattere non proprio "accomodante".
Alla fine risulto essere "il meno peggio".
Ora le "esplosioni" non riguardano ME in prima persona.
Ora non le "subisco" più passivamente.
(a dire il vero le subisco comunque, ma almeno posso dare sfogo alla mia "mal sopportazione" inveendo contro i veri fautori del misfatto)
Gli "argomenti ricorrenti" sono:
1) La puntualità (che però non è mai stata una mia mancanza)
2) I "modi di dire/fare", che non sono in linea con il nipponico "cerimoniale" delle relazioni interpersonali (ma devo ammettere che a volte alcuni comportamenti che Lei mi riporta lasciano interdetto persino me)
3) La mancanza di organizzazione/pianificazione, per cui tutto può cambiare, specie all'ultimo minuto, vanificando le Sue notti insonni (e non solo le Sue) passate a preparare i minimi dettagli
4) L'assoluta assenza di comunicazione/connessione, quel "famoso Hōrensō" di cui abbiamo tanto parlato.
La mia figura, in tutto ciò, spazia da puro ascoltatore, a mesto confidente (come ho già detto), a paciere (che cerca di sminuire la gravità del fatto adducendo la scusante che "purtroppo da noi è diventato di uso comune"), fino a vero e proprio istigatore ("ma come è possibile, non ci posso credere, anche per me, che sono italiano, una cosa così darebbe fastidio").
Alla fine, purtroppo, la matematica, come si suol dire, non è un opinione:
Cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia
ossia
"cosa detta male"+"cosa fatta male"+"mancanza di considerazione"+"assenza di Hōrensō"+"svariati ritardi"= "terribile deflagrazione"
(leggasi muso lungo, cattivo umore, eccetera eccetera, senza entrare in intimi dettagli....)
Unica, piccola, consolazione, quella di non esserne IO la causa....in fondo, sono il "meno peggio".....YEAH!!!
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domenica 10 aprile 2011
Buon vicinato
Con l'arrivo della bella stagione,
si avvicinano preoccupantemente i "maledetti" ritrovi notturni sotto casa nostra.
Se, fortunatamente, il locale poco più avanti ha cambiato gestione e non sembra attirare troppa clientela (e ci credo, abbiamo voluto provare una sera, una cenetta veloce: un filetto piccino piccino, una scaloppa ai funghi, due contorni, acqua, vino e due caffè per la non proprio modica cifra di 60 euri), lo stesso non si può dire per il forno dirimpettaio, che inizia a lavorare verso le 22 attirando orde di "giuovani" (e non), che di ritorno dalla discoteca o dalla serata "movimentata", avvertendo quel buchino da "fame chimica", sfogano i propri famelici istinti stravaccati sul muretto che fiancheggia la nostra entrata.
A parte gli schiamazzi ad orari inverosimili, la mattina l'accesso al condominio è ridotto a una discarica.
A volte, dopo un turno di notte, rientrando verso le 2 di mattina, redarguisco benevolmente gli "ospiti", raccomandando loro di raccogliere i residui delle loro libagioni (e devo dire che l'approccio amichevole ha sempre dato i suoi frutti).
Ma, fortunatamente, non sempre ho il turno di notte e, soprattutto, non sempre sono dell'umore giusto (specie se svegliato di soprassalto e/o mi devo alzare presto), per cui, spesso e (mal) volentieri, la mattina tocca ripulire (non ho ancora capito come mai, ma per qualche strano motivo mi ritrovo ad essere sempre io il "primo" che passa da lì...un po' come quando nevica, chissà com'è ma a nessuno serve la macchina, poi, una volta liberata la rampa dalla candida coltre, sembra di essere in autostrada...).
Comunque sia, l'altra notte, verso l'una, ci stavamo predisponendo per un meritato sonno ristoratore, quando uno sbattere di portiere e grida sguaiate mi hanno fatto sobbalzare.
Affacciatomi dal balcone, ho assistito a ciò che non avrei mai voluto vedere:
due ragazzi, visibilmente ubriachi, che stavano scaricando i loro personali effluvi contro il cancello e la piccola aiuola che "adorna" l'ingresso del condominio.
Giuro che se avessi avuto la vescica carica, avrei ricambiato il "favore", producendomi in una "cascata" direttamente sulle loro teste, ma purtroppo non avevo bevuto abbastanza, per cui mi sono limitato ad un "Ehi...ma dovete farla proprio qui?"
Mi aspettavo almeno di interrompere la funzione, creando un minimo di imbarazzo, agitazione o comunque sorpresa.
Nulla di tutto ciò: si sono limitati ad alzare lo sguardo, ribattendo che "tanto è un aiuola, così cresce più rigogliosa" e riprendere la mira per un attimo abbandonata.
Risaliti in macchina, sono ripartiti a tutto gas, strombazzando pure.
"Bisogna dirglielo!"
"Cosa e, soprattutto, a chi???"
"Bisogna dire al fornaio di non vendere più alla notte o che dica ai ragazzi di non sporcare e non disturbare!"
"......."
Attimo di incertezza, riflessione, smarrimento.
"Ma, secondo te, al fornaio, quanto gliene può fregare?"
"Perché? Non è giusto! Pensa solo a guadagnare? Se fossimo in Giappone i vicini si sarebbero già lamentati e il fornaio si sarebbe scusato e non succederebbe più, altrimenti nessuno comprerebbe più il pane da lui...."
Il Suo candore mi ha intenerito.
A parte che in Giappone nessuno si sognerebbe nemmeno di rumoreggiare sguaiatamente e di sporcare a terra (in più i fornai non ci sono, ma vabbe'...), comunque, purtroppo, qui non funziona così.
Se anche andassi a reclamare
(e non mi sogno neppure lontanamente di farlo, visti i due lavoranti moldavi, grossi come montagne, con due pale al posto delle mani, anzi penso proprio che usino le mani per infornare), nella migliore delle ipotesi mi prenderei un "Vaffa...." (nella peggiore una cascata di schiaffazzi....).
"Allora?"
Allora, sarebbe bello se anche qui bastasse chiedere gentilmente per ottenere un po' di rispetto dell'altrui sonno,
sarebbe bello se ci fosse considerazione,
sarebbe bello se ognuno facesse la propria parte per mantenere la città pulita,
sarebbe, sarebbe, sarebbe...
Sarebbe il caso di dormirci su, a finestre rigorosamente chiuse!!!
-電話で♪
si avvicinano preoccupantemente i "maledetti" ritrovi notturni sotto casa nostra.
Se, fortunatamente, il locale poco più avanti ha cambiato gestione e non sembra attirare troppa clientela (e ci credo, abbiamo voluto provare una sera, una cenetta veloce: un filetto piccino piccino, una scaloppa ai funghi, due contorni, acqua, vino e due caffè per la non proprio modica cifra di 60 euri), lo stesso non si può dire per il forno dirimpettaio, che inizia a lavorare verso le 22 attirando orde di "giuovani" (e non), che di ritorno dalla discoteca o dalla serata "movimentata", avvertendo quel buchino da "fame chimica", sfogano i propri famelici istinti stravaccati sul muretto che fiancheggia la nostra entrata.
A parte gli schiamazzi ad orari inverosimili, la mattina l'accesso al condominio è ridotto a una discarica.
A volte, dopo un turno di notte, rientrando verso le 2 di mattina, redarguisco benevolmente gli "ospiti", raccomandando loro di raccogliere i residui delle loro libagioni (e devo dire che l'approccio amichevole ha sempre dato i suoi frutti).
Ma, fortunatamente, non sempre ho il turno di notte e, soprattutto, non sempre sono dell'umore giusto (specie se svegliato di soprassalto e/o mi devo alzare presto), per cui, spesso e (mal) volentieri, la mattina tocca ripulire (non ho ancora capito come mai, ma per qualche strano motivo mi ritrovo ad essere sempre io il "primo" che passa da lì...un po' come quando nevica, chissà com'è ma a nessuno serve la macchina, poi, una volta liberata la rampa dalla candida coltre, sembra di essere in autostrada...).
Comunque sia, l'altra notte, verso l'una, ci stavamo predisponendo per un meritato sonno ristoratore, quando uno sbattere di portiere e grida sguaiate mi hanno fatto sobbalzare.
Affacciatomi dal balcone, ho assistito a ciò che non avrei mai voluto vedere:
due ragazzi, visibilmente ubriachi, che stavano scaricando i loro personali effluvi contro il cancello e la piccola aiuola che "adorna" l'ingresso del condominio.
Giuro che se avessi avuto la vescica carica, avrei ricambiato il "favore", producendomi in una "cascata" direttamente sulle loro teste, ma purtroppo non avevo bevuto abbastanza, per cui mi sono limitato ad un "Ehi...ma dovete farla proprio qui?"
Mi aspettavo almeno di interrompere la funzione, creando un minimo di imbarazzo, agitazione o comunque sorpresa.
Nulla di tutto ciò: si sono limitati ad alzare lo sguardo, ribattendo che "tanto è un aiuola, così cresce più rigogliosa" e riprendere la mira per un attimo abbandonata.
Risaliti in macchina, sono ripartiti a tutto gas, strombazzando pure.
"Bisogna dirglielo!"
"Cosa e, soprattutto, a chi???"
"Bisogna dire al fornaio di non vendere più alla notte o che dica ai ragazzi di non sporcare e non disturbare!"
"......."
Attimo di incertezza, riflessione, smarrimento.
"Ma, secondo te, al fornaio, quanto gliene può fregare?"
"Perché? Non è giusto! Pensa solo a guadagnare? Se fossimo in Giappone i vicini si sarebbero già lamentati e il fornaio si sarebbe scusato e non succederebbe più, altrimenti nessuno comprerebbe più il pane da lui...."
Il Suo candore mi ha intenerito.
A parte che in Giappone nessuno si sognerebbe nemmeno di rumoreggiare sguaiatamente e di sporcare a terra (in più i fornai non ci sono, ma vabbe'...), comunque, purtroppo, qui non funziona così.
Se anche andassi a reclamare
(e non mi sogno neppure lontanamente di farlo, visti i due lavoranti moldavi, grossi come montagne, con due pale al posto delle mani, anzi penso proprio che usino le mani per infornare), nella migliore delle ipotesi mi prenderei un "Vaffa...." (nella peggiore una cascata di schiaffazzi....).
"Allora?"
Allora, sarebbe bello se anche qui bastasse chiedere gentilmente per ottenere un po' di rispetto dell'altrui sonno,
sarebbe bello se ci fosse considerazione,
sarebbe bello se ognuno facesse la propria parte per mantenere la città pulita,
sarebbe, sarebbe, sarebbe...
Sarebbe il caso di dormirci su, a finestre rigorosamente chiuse!!!
-電話で♪
mercoledì 6 aprile 2011
La meravigliosa arte del "cazzeggio"
Ebbene sì, lo ammetto:
sono il Re del "cazzeggio" serale!
Negli ultimi tempi, la sera, non mi riesce nient'altro.
Lei è sempre più impegnata, tra "Cheer camps", lezioni, partite, regolamenti, competizioni.
Recentemente ha addirittura creato una Sua squadra di cheerleaders, le "Flappers", che supportano la locale squadra di Football Americano dei "Doves", ma che non disdegnano eventi e manifestazioni di ogni genere.
Va da sé, che tempo da dedicare alle faccende domestiche ne rimane poco (e qui ritroviamo il mio -non tanto- latente lamento).
Cerco anch'io, comunque, di fare la mia parte.
Non volendo rinunciare ad un minimo di attività fisica ( la mia schiena me lo impone, trascorrendo una buona metà della giornata seduto al volante), la mattinata passa veloce tra una sessione in palestra ed una passata di aspirapolvere.
Quando la sera (tardi) rientro dal lavoro, dopo una cenetta che, non so come, Lei ha comunque trovato il tempo di preparare, provo a contribuire ulteriormente al "ménage familiare", offrendomi volontario per il lavaggio piatti.
Offerta che viene quasi sempre rifiutata, anzi vengo minacciato di chissà quali angherie, nel caso in cui mi azzardassi, quindi, ahimè, a "malincuore"... passo!!!
Rassettata la cucina, torna alla Sua postazione di lavoro, davanti al Pc, riprendendo là dove aveva solo momentaneamente interrotto al mio rientro, continuando fino a notte fonda, fondissima!
Perché Lei è così:
tutto DEVE ASSOLUTAMENTE essere organizzato, preciso, perfetto!!!
Mail su mail, sms, telefonate, chat per coordinare i membri del Team.
Comunicazione innanzitutto!
Hōrensō è la parola magica!
Ma purtroppo qui da noi non funziona tutto così bene:
non abbiamo questa cultura, questa abitudine, questa considerazione (aggiungo cattivamente questa "pignoleria").
"Ma com'è possibile? Non leggono i messaggi? Perché non mi rispondono? Incredibile che esistano persone così....Ma sono tutti così gli italiani????"
Allora io, dalla mia postazione serale (leggasi "divano"), con un orecchio ascolto, con un occhio annuisco, con la testa accenno un mesto : "checcevoifà....???"
Ma con l'altro orecchio, l'altro occhio (la testa è una sola, ma il movimento del "checcevoifà" viene prodotto in modo assolutamente autonomo, quindi sono liberissimo di pensare ad altro), dedico tutto me stesso ad un divertentissimo giochino per iPhone che mi sta facendo letteralmente "uscire di senno".
Ma proprio oggi, un caro amico mi ha spronato a scrivere: basta "cazzeggio"!
Be'...non garantisco un post quotidiano (forse nemmeno settimanale, ma chissà...), però sicuramente mi dedicherò meno al giochino e più al blog
(in fondo anche questo post lo sto scrivendo da iPhone, essendo il Pc divenuto una "no raul's land"...)
-電話で♪
sono il Re del "cazzeggio" serale!
Negli ultimi tempi, la sera, non mi riesce nient'altro.
Lei è sempre più impegnata, tra "Cheer camps", lezioni, partite, regolamenti, competizioni.
Recentemente ha addirittura creato una Sua squadra di cheerleaders, le "Flappers", che supportano la locale squadra di Football Americano dei "Doves", ma che non disdegnano eventi e manifestazioni di ogni genere.
Va da sé, che tempo da dedicare alle faccende domestiche ne rimane poco (e qui ritroviamo il mio -non tanto- latente lamento).
Cerco anch'io, comunque, di fare la mia parte.
Non volendo rinunciare ad un minimo di attività fisica ( la mia schiena me lo impone, trascorrendo una buona metà della giornata seduto al volante), la mattinata passa veloce tra una sessione in palestra ed una passata di aspirapolvere.
Quando la sera (tardi) rientro dal lavoro, dopo una cenetta che, non so come, Lei ha comunque trovato il tempo di preparare, provo a contribuire ulteriormente al "ménage familiare", offrendomi volontario per il lavaggio piatti.
Offerta che viene quasi sempre rifiutata, anzi vengo minacciato di chissà quali angherie, nel caso in cui mi azzardassi, quindi, ahimè, a "malincuore"... passo!!!
Rassettata la cucina, torna alla Sua postazione di lavoro, davanti al Pc, riprendendo là dove aveva solo momentaneamente interrotto al mio rientro, continuando fino a notte fonda, fondissima!
Perché Lei è così:
tutto DEVE ASSOLUTAMENTE essere organizzato, preciso, perfetto!!!
Mail su mail, sms, telefonate, chat per coordinare i membri del Team.
Comunicazione innanzitutto!
Hōrensō è la parola magica!
Ma purtroppo qui da noi non funziona tutto così bene:
non abbiamo questa cultura, questa abitudine, questa considerazione (aggiungo cattivamente questa "pignoleria").
"Ma com'è possibile? Non leggono i messaggi? Perché non mi rispondono? Incredibile che esistano persone così....Ma sono tutti così gli italiani????"
Allora io, dalla mia postazione serale (leggasi "divano"), con un orecchio ascolto, con un occhio annuisco, con la testa accenno un mesto : "checcevoifà....???"
Ma con l'altro orecchio, l'altro occhio (la testa è una sola, ma il movimento del "checcevoifà" viene prodotto in modo assolutamente autonomo, quindi sono liberissimo di pensare ad altro), dedico tutto me stesso ad un divertentissimo giochino per iPhone che mi sta facendo letteralmente "uscire di senno".
Ma proprio oggi, un caro amico mi ha spronato a scrivere: basta "cazzeggio"!
Be'...non garantisco un post quotidiano (forse nemmeno settimanale, ma chissà...), però sicuramente mi dedicherò meno al giochino e più al blog
(in fondo anche questo post lo sto scrivendo da iPhone, essendo il Pc divenuto una "no raul's land"...)
-電話で♪
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