mercoledì 13 ottobre 2010

Hōrensō

Hōkoku: resoconto
Renraku: informazione, avviso
Sōdan: consultazione, consiglio

La vita sociale e, soprattutto, lavorativa giapponese si basa su questo principio fondamentale.

Prima di prendere qualsiasi iniziativa, prima di cominciare qualsiasi genere di attività, comunque avvisa.
Durante lo svolgimento di un lavoro, avvisa, relaziona sull'andamento, chiedi consiglio.
Anche se il progetto langue, se non ci sono novità, comunque avvisa, rapporta il fatto, fai sapere che non ti sei dimenticato, che ci stai lavorando.

Stai fissando un appuntamento?
Consultati, relazionati, avvisa!
Sei in ritardo? Avvisa!
Hai ricevuto un messaggio? Per quanto insignificante, rispondi, conferma che lo hai ricevuto (e letto!).

In linea di massima si tratta di semplici norme di buona educazione, applicate, di solito, anche nel "Vecchio Continente", seppure non con la medesima "ferrea rigidità".
Per questo, quando, da noi, le suddette "regole" vengono in qualche modo disattese, non ci si scandalizza più di tanto.
Purtroppo le "buone maniere" ci stanno piano piano abbandonando e la nostra società si adegua, gioco forza, a questo "nuovo schema relazionale".


Può succedere di aspettare per più di mezz'ora un'amica (che non ha avvisato del proprio ritardo) e che quando finalmente arriva, questa non si scusi neanche...

Può capitare di rimanere in attesa per giorni, settimane, che il Presidente della "Federazione X", ti contatti per stabilire i dettagli di quel lavoro.

Può succedere che la mail che hai mandato alla tua amica (italiana) non abbia un seguito immediato...("scusa, ultimamente non uso tanto il Pc..." "infatti, aggiorni continuamente il tuo stato su Facebook con cagate assurde..." - questo è un mio personalissimo commento-).


Può capitare di "dimenticarsi" di avvisare che oggi c'è sciopero e quindi pranzi a casa.

La "sfera" strettamente familiare, però, esula da questa prassi.

Così, quando dopo mesi di silenzio assoluto, azzardo un:
"Perché non chiami mai mami-chan?"
Mi arriva in replica un sottile e leggermente ironico
"Nessuna nuova, buona nuova"
Infatti, io e mia madre ci sentiamo (quasi) quotidianamente, pur abitando a poche centinaia di metri di distanza.
"Fate troppo hōrensō tra voi..."

Sì, siamo così, che ci vuoi fare?
Shouganai ne? Ne?!?

-電話で♪

lunedì 11 ottobre 2010

Shouganai

Sei arrivato tardi al lavoro?
Be'..."Shouganai"
Hai perso le chiavi di casa?
"Shouganai"
Ieri sera hai bevuto come una spugna e oggi sei da buttare?
"Shouganai"
La tua squadra del cuore ha preso una batosta memorabile dall'ultimo in classifica?
"Honto ni shouganai"
Hai fatto il Jailbreak all'iPhone4 e a volte si blocca?
"Shouganai"
Hai preso il raffreddore?
"Shouganai"
Hai un'ulcera gastrica, ma bevi caffè, vino rosso, fumi e mangi piccante, poi ti viene mal di stomaco da morire?
"Shouganai"
"Koroushi"? (la morte improvvisa per sovraffaticamento da lavoro e stress)
"Shouganai"....

Per i giapponesi è tutto "Shouganai": non c'è nulla da fare, è così che deve andare, non ci si può fare niente.
Inoltre,
non si può cambiare quello che è già successo, quindi è inutile lamentarsi, inutile "piangere sul latte versato", per dirla a "modo nostro".

Ok, capisco che non ci si possa più far nulla, ma un po' di "lamento" è terapeutico, almeno per noi italiani.
"Rompere le balle" al nostro prossimo è una nostra abilità speciale.
Le nostre "sfighe" non devono abbattersi unicamente su di noi, dobbiamo poter "contagiare" il nostro prossimo, al fine di alleviare il nostro senso di frustrazione, per poterci sentire parte di una comunità, una comunità di "sfigati".
E siccome il nostro prossimo più prossimo è spesso il nostro partner, cerchiamo in lui (nel mio caso in Lei) un po' di conforto, un sostegno morale, una spalla su cui piangere, ma soprattutto un orecchio che ci ascolti!
Vorremmo che il "nostro prossimo più prossimo" ci desse manforte con qualche "Sì, maledetta sfiga, non è giusto, perché proprio a te? Non poteva capitare a....lui!"
E che il "lui" di passaggio, nonostante le furiose quanto inutili "toccate scaramantiche", venga coinvolto, suo malgrado, nella spirale liberatoria (per me).
Ma la partner giapponese, questa cosa non la contempla neppure.
Al massimo ascolta, in silenzio, annuendo di tanto in tanto, qualche mugolio sconsolato "Sō, sō....".
E se la partner giapponese, addirittura, è una giapponese "atipica" (per dire, non è la "yamato-nadeshiko" che tutti si aspetterebbero), invece dei mesti accenni di conforto, sbotta in breve in un bolognesissimo: "Bona lê"!!!
Sì, è vero, devo imparare che il mio "giramento di balle" (o "tiramento di culo" che dir si voglia) non deve essere trasmesso a viva forza alla mia partner, soprattutto perché, se a me passa in genere nel giro di pochi minuti, a Lei no, assolutamente NO!
Quindi cos'è peggio?
Sopportare in silenzio per un po' la frustrazione (magari mugugnando tra me e me in una stanza lontana, in modo che non senta neppure il brontolio),
oppure subire, colpevole, la successiva ed inevitabile ondata di malumore (che a volte si protrae per giorni)???

Ogni volta che succede, me lo ripeto e mi ripropongo di non farlo mai più.
Ma la volta successiva,
"Tack",
ecco che la mia "natura rompiballe" riaffiora come per magia....
Non imparerò mai!

Be'....
"Shouganai"!!!




-電話で♪

martedì 21 settembre 2010

Ocha suru?

Io non sono un "animale da bar",
anzi, se fosse per me, i bar andrebbero in fallimento.
Lei, decisamente, sì!

Premesso il fatto che in gran parte del Giappone, soprattutto nel centro delle grandi città, non si può fumare per strada e che le donne non "possono" comunque fumare camminando (non è per niente femminile, anzi alquanto disdicevole), il modo più piacevole per prendere l'agognata "boccata d'aria" per un incallito tabagista è, senz'ombra di dubbio, fermarsi in una caffetteria.
Nella maggior parte dei locali infatti è consentito fumare (o comunque sono presenti zone provviste di aspiratori ed adibite all'uopo).
Siccome la quasi totalità della Sua famiglia coltiva questa "passione", è naturale che si sia radicato in Lei il gusto ed il piacere di trascorrere il tempo libero tra gli innumerevoli "kissaten" dell'antica capitale.
Chiacchierare senza fretta, sorseggiare un caffè o, meglio, un cappuccino italiano (carissimo), assumendo la quotidiana "dose nicotinica" è divenuto ormai un rituale a cui non ci si può sottrarre.
E considerato il grado di "incallimento" di suocera e moglie, le mie giornate giapponesi sono costellate di simili "tappe".
Non che mi dispiaccia fermarmi, chiacchierare o fumare (anzi), solo che ogni volta mi vedo costretto a "sorbirmi" un tazzone di acqua scura, servito a temperature da fonderia: il famigerato "Hotto cohii" (da Hot coffee...insomma, caffè caldo).
Potrei anche lasciarmi sedurre dal caffè espresso ( o "Esupuresso", come si dice qui), ma mi vedrei comunque servire una tazza da the, ripiena di piombo fuso.
In più il mio cervello, una volta formulata la parola "Espresso", visualizza, l'ormai nota tazzina da bar, in cui dimora un dito (scarso) di nettare caraibico, incoronato da una schiumina morbida e vellutata, e lo shock di vedersi recapitare a tavolino la tazza formato famiglia è sicuramente peggiore del "doversi" trangugiare una "litrata" di lava gusto simil-caffè.
Mentre le donne parlano in fitto dialetto del Kansai, io cerco di stemperare il "beverone" con abbondanti aggiunte di latte e zucchero, ottenendo però effetti devastanti sulla mia tenuta intestinale.
Ma va bene, di solito ogni mio arrivo in terra nipponica è caratterizzato da una settimana di "tappo" assoluto, quindi è quasi una "mano santa"

...e poi così lascio loro ancora più tempo per chiacchierare in santa pace...


Quando torniamo in patria (la mia),
non posso, non voglio, sottrarmi in toto al "rito del bar":
so che per Lei è un piacere immenso (anzi, lo definisce il Suo "piccolo piacere quotidiano").

E così, quando nel mio giorno di riposo andiamo insieme a fare la spesa, la sosta al bar del supermercato non può mancare.
Ma mentre per me basterebbe (mi dispiace) un rapido "pit stop", Lei richiede un tempo di degustazione che ai miei occhi pare infinito.
Centellina la già minima quantità di liquido nerissimo con una parsimonia ed una pazienza (la mia) invidiabili.
Vorrebbe che quel momento non terminasse mai.
Poter stare, insieme, seduti al bar, chiacchierando amabilmente è un piacere per Lei impagabile.
Purtroppo io vivo questi momenti in trepidazione, abituato a trangugiare in un colpo il seppur caldo caffè.
In fondo se l'hanno chiamato "Espresso" un motivo ci sarà, no?
Espresso significa veloce, rapido, altrimenti l'avrebbero chiamato "Locale"!!!



- 電話で♪

venerdì 17 settembre 2010

Interunetto

Come ben sapete, se seguite questo blog dalle origini,
Internet è stato un elemento determinante (anzi direi "l'elemento") nella nascita del nostro rapporto.
Tuttora, quotidianamente, riveste un ruolo importante.
A parte il confronto periodico per l'aggiornamento dei vari blogs,
è un fondamentale compagno di approfondimento, di ricerca, di svago...insomma, in parole povere siamo "Internet-dipendenti".

Ma mentre il mio approccio informatico è sconclusionato, meramente aleatorio, estemporaneo, "naïf",
Il Suo è metodicità allo stato puro!

Da vera "professionista", limita all'essenziale l'utilizzo del mouse,
attivando le varie funzioni con una serie infinita di "trucchi" e "scorciatoie" da tastiera.
Le stesse che, pazientemente, cerca di insegnarmi, ahimè con scarsissimi risultati.
"Perché non fai così? Ctrl+C, usa Shift...te l'ho già spiegato mille volte...fai molto prima, no?"
Io non metabolizzo, annuisco, faccio Ctrl+C, uso Shift, faccio molto prima....
"Com'era? Shift+???"
....faccio prima ad usare il mio amato "topo"!

Anche perché la pazienza non è una mia prerogativa.
Vorrei fare mille cose contemporaneamente, velocemente e quando, immancabilmente, il "povero" Pc si "impalla", parte, inesorabile una sequela di improperi da far impallidire uno scaricatore di porto.
Questo, Lei, non lo sopporta!

Anche Lei apre mille applicazioni e le fa "girare" contemporaneamente.
Però lascia loro il tempo per "pensare" liberamente, si prepara magari un caffè nel frattempo, senza scomporsi, senza un moto di impazienza, senza uno sbuffo insofferente.
E i processi, piano piano, "girano" come dovrebbero, senza "impallarsi", senza dover "riavviare" alcunché.

...e a me, cominciano a "girare" vorticosamente!

"Ma come, con me si blocca sempre!"

Addirittura c'è stato un periodo in cui, all'accensione, cliccando sull'icona che mi identifica come utente, il Pc andava in blocco.

Mi aveva preso in antipatia, ce l'aveva con me, sono sicuro!

Un po' perché io lo utilizzavo nei ritagli di tempo, la sera dopo cena o nei weekend, cercando di sfruttare al massimo il tempo a mia disposizione e sovraccaricandolo così di sollecitazioni.
Lei invece, quotidianamente, godendo della sua compagnia per svariate ore del giorno (e della notte) aveva raggiunto un feeling assoluto, un livello di complicità tale da scatenare in me un sentimento di gelosia.

"Perché con Lei funzioni perfettamente??? "

La "postazione informatica" era diventata suo territorio esclusivo.
Quando, per esigenze fisiologiche, si allontanava qualche minuto, mi gettavo sulla "preda" come un falco, o meglio come un avvoltoio, cercando di approfittare dei pochi attimi in cui la Sua "aura" pervadeva l'atmosfera circostante, il Suo "odore" era ancora nell'aria, magari riesco ad ingannarlo, ecco così, com'era? Shif+Ctr???

"Perché il Pc è bloccato? Hai fatto qualcosa?"
"Ioooo? Assolutamente! Sarà stanco..."

Insomma, incompatibilità all'ennesima potenza!!!

Mi compro un portatile, così mentre Lei "amoreggia" con il fisso, io posso soddisfare la mia "astinenza", posso perdermi nella Rete, navigando, perdipiú, spaparanzato sul divano!!!

Le mie velleità natatorie si arenano purtroppo ben presto sulla "barriera" della RAM del "Pcino" (così lo abbiamo affettuosamente ribattezzato).
La "pochezza" di memoria veloce e la lentezza della connessione Wi-fi mi distruggono.
E' assolutamente proibito aprire più di un'applicazione per volta (se si potesse, anche solo mezza).
Il caricamento delle pagine sul browser è un'agonia!
"Com'era? Ctrl+Alt+Canc??? Ma porc.....!!!"

E poi, come per incanto, ho trovato la mia dimensione:
Internet Mobile!!!

Dapprima con iPod Touch, poi con il recente gioiello di casa Apple: iPhone 4.
Un mare, anzi, un oceano di applicazioni e, soprattutto, Internet dove e quando voglio.
Non solo spaparanzato sul divano, ma anche a letto, al lavoro, in bagno!!!
Giorno dopo giorno affino le mie abilità, scopro trucchi, scorciatoie, se faccio Ctrl+C, se faccio Shift...faccio moooolto prima!!! Tsk! Altro che Pc...!!!

E così ci siamo suddivisi i territori, le competenze, il "raggio di navigazione".
Abbiamo raggiunto un tacito accordo, una sorta di "pace dei sensi".....

....basta che non ecceda nelle lodi del mio "iDevice"....



- 電話で♪

domenica 29 agosto 2010

Anzenunten

"Che fortuna! Guarda, un posto proprio lì!"
"Ci sta??"
"Oi..." (intercalare tipico bolognese per dire "Certo!")
Mi affianco, retro e Zack! Una manovra!
"Wow!!! Guidi benissimo!"
"Grazie, ma ci stava tranquillamente...."
"No no, davvero, guidi benissimo!"
A parte che guidare è il mio mestiere, sono ormai più di due lustri che porto in giro per Bologna una "bestiola" lunga 18 metri, quindi quando sono in macchina mi sembra di avere un triciclo.
"Voi italiani guidate tutti bene!"
Su questa affermazione avrei qualcosa da ridire, però...
"Stamattina guardavo dalla finestra un furgone che è entrato in retromarcia nel cancello di fronte e le macchine sulla strada passavano alternativamente senza che nessuno facesse fare manovra...e non è successo un incidente!"
"Be'...non mi sembra così strano...è abbastanza normale no?"

Ripensandoci... abbastanza normale qui in Italia!
Infatti ricordo che la prima volta in Giappone ho assistito, esterrefatto, ad una scena simile, ma...
In una strada assolutamente deserta, un ragazzo doveva uscire con la sua auto, in retromarcia, da un passo privato. Mentre un suo amico fermava il traffico (fermava il nulla, perché non c'era nessuno nel raggio di chilometri), un altro gli faceva fare manovra. L'operazione ha richiesto 10 minuti buoni (nel frattempo era sopraggiunta, a velocità da lumaca, un'autovettura, così l'amico "vigile" non era stato vano). Non potevo credere ai miei occhi, ero così spazientito che mi sono a stento trattenuto dal dire "Dai, scendi che ti faccio manovra io!"

La verità è che i giapponesi eccedono in zelo.
Hanno un'attenzione smodata per ciò che riguarda la sicurezza, rasentando spesso il ridicolo (per noi).
Se si pensa che le autoscuole hanno circuiti privati dove gli allievi fanno "pratica" in tutta tranquillità, ci credo che una volta patentati e scaraventati nella bolgia del traffico nipponico, possano soffrire di inadeguatezza.
"Ma in Italia si fa scuola guida in strada? Da subito?"
"Oi!!!! Pensa che il mio istruttore, se ti vedeva un po' timoroso, ti portava subito in tangenziale, così ti sbloccavi per forza!"
"Pericolooooso!!!"
Effettivamente era un pochino incosciente, però funzionava, eccome!

"Mi piacerebbe portare la mia moto qui, però adesso mi è venuta un po' di paura..."
Sinceramente anch'io starei molto in apprensione sapendoLa in giro per la città, in moto!

In Giappone abbiamo fatto dei bei giretti in moto e devo ammettere che, una volta partita, è davvero in gamba.
Il più è immettersi nel traffico (e quello giapponese non è neanche lontanamente paragonabile a quello nostrano: è sì una marea, ma assolutamente omogenea ed uniforme, continua, perpetua, fluida, armoniosa...va be' sto esagerando, è che 10 automobilisti italiani producono più caos di 1000 giapponesi, forse).
Comunque dicevo, il più è partire.
Casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, ci "affacciamo" su una strada a quattro corsie per senso di marcia, un rettilineo chilometrico, visibilità ottima, le giuste condizioni di temperatura e umidità, cielo sereno, fondo stradale in perfette condizioni....
Passano i secondi....
"Che c'è?"
"Arriva una macchina!"
"Dove?"
"Laggiù, non vedi?"

Un puntino all'orizzonte, poteva essere qualsiasi cosa, anche un albero...

"Secondo me ce la facciamo a passare tranquillamente, a meno che non stiano girando il sequel di Fast and Furious a Kyoto...secondo me è un anziano con la goccia..."
"Uff...non mettermi fretta! E poi non è una goccia, è una foglia!"
Per chi non è mai stato in Giappone (e per chi c'è stato ma non ci ha fatto caso), spiegherò che, sempre per via di quell'amore smodato per la sicurezza, è uso comune porre un adesivo a forma di foglia (?) verde bicolore per i principianti
(sono ancora acerbi) e bicolore marrone per gli anziani (sono già....secchi?).
Io sono più propenso a ritenere che sia una goccia, avete presente i personaggi dei manga, quando sono a disagio, imbarazzati, che hanno sempre una goccina di sudore sulla fronte?
Ecco, sembra che le automobili pensino: "Scusate, il mio proprietario non è troppo abile, abbiate pazienza, non è colpa sua, sta facendo del suo meglio..."

Insomma partiamo, mi sembra un po' rigida, subito una gran "sfrizionata".
"Scusa, è che non ho mai caricato nessuno, se dovessimo cadere o fare un incidente non me lo perdonerei mai!! Con te poi... Non voglio che ti succeda nulla!!!"
"Devo tornare in metro??? Dai, tranquilla che stai andando benissimo!!!"
A dire la verità quella era la seconda volta che andavo in moto e la prima era stata un'esperienza allucinante, caricato da un amico folle che guidava come un Valentino Rossi ubriaco.
Cercavo di dissimulare il mio nervosismo.
Però strada facendo, la sua guida si faceva sempre più sicura, cambiate perfette, staccate al momento giusto, perfino qualche "piega" (in tutta sicurezza, ovviamente).
Se alla partenza mi aggrappavo rigidamente al sostegno posteriore della sella, con la schiena quasi dritta, senza assecondare i movimenti della moto (e facendoLe fare il doppio della fatica), via via che la strada scorreva liscia sotto di noi sentivo crescere in me una grande fiducia nelle sue abilità di centauro.
La mia schiena si fece più rilassata, le mie mani lasciarono il freddo metallo del portapacchi per adagiarsi dolcemente sui suoi caldi fianchi.
Diventammo un tutt'uno: io, Lei e la moto.
Divoravamo la strada, non pensavo a nulla.
I suoi lunghi cappelli, da sotto il casco mi sferzavano il viso, il suo profumo mi inebriava.
Zigzagando tra le macchine in corsa, sognavo ad occhi aperti, un viaggio per il Giappone in moto con Lei, il tramonto all'orizzonte sulla Route 66, il passo della Raticosa, il sole a mezzanotte a Capo Nord....

"Brummmm"

"Ecco...arrivati!"
"Giàaaa???"

Non ho mai avuto la passione per la moto, ma da quella volta, ogni giorno, andando al lavoro, mi soffermo sempre a guardare la vetrina di un concessionario "Triumph", con occhi sognanti, rivivendo, quotidianamente, anche se solo per pochi secondi, quell'emozione, quel soffio di vita, quel battito di cuore che Lei mi ha saputo regalare!






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sabato 28 agosto 2010

DIY

In italiano si dice "Fai da te", diretta traduzione dell'inglese "Do it Yourself".
In giapponese? Uguale, ma abbreviato (ovviamente): "DIY".

Non posso dire di avere una passione per quest'hobby, infatti tendo a rimandare il più possibile ogni piccola riparazione fino al momento in cui si rende assolutamente necessaria (suscitando le ire di mio padre, il quale è, come diciamo a Bologna, un gran "ciappinatore").
Ma anche tutto ciò che non è pura e semplice manutenzione (o riparazione appunto), non suscita in me un grande entusiasmo.
Alla mia dolce metà, invece, queste cose piacciono molto!
Dotata di ottima manualità e gusto, è sempre alla ricerca di "qualcosa di carino", coinvolgendomi in nuove "avventure".
Ma mentre Lei è metodica, paziente, organizzativa, io sono assolutamente impreciso e soprattutto poco paziente!
Vorrei aver finito prima ancora di cominciare!!
Anche se, a lavoro ultimato, il risultato è soddisfacente (almeno fino ad ora lo è stato) e provo anzi un certo orgoglio nel pensare di "averlo fatto noi", il periodo che intercorre tra il momento in cui Lei prende le misure e la fine del lavoro, viene vissuto da me con un certa angoscia, come un supplizio a cui non è dato sottrarmi.
Lo è stato con i mobiletti del bagno di servizio (e alla fine ero talmente contento di come erano venuti, grazie anche alle Sue personalizzazioni, che passavo più tempo in bagno che in sala, avrei voluto trasferimici...), lo è stato con lo scaffale affianco alla "postazione informatica" ed anche in Giappone, quando ho montato i corrimano per le scale di accesso all'appartamento di mami-chan.

Durante queste "avventure" sprigiono la quintessenza della mia italianità latente.
Che immancabilmente si scontra con la Sua (evidente) giapponesità!

Si comincia con le misure:
Lei carta e penna alla mano ed io con il metro
"Hai controllato bene?"
"Sì, stai tranquilla"
Preparato uno schizzo (tridimensionale e perfettamente quotato, in stile architettonico), partiamo alla volta di "Castorama" (o altre catene specializzate in hobbistica).
E' incredibile quanti "ciappinatori" ci siano a Bologna, perché questi negozi sono sempre pieni di gente, a qualsiasi ora!
E già un'impercettibile nota di irritazione si dipinge sul mio volto...
"Dai, stai tranquillo, abbiamo tempo, è il tuo giorno di riposo..."
"Appunto..."
Comunque l'importante è stare insieme, non importa dove (anche se avrei preferito evitare la bolgia delle casse...).

Ma il bello viene nel momento in cui mi accingo a "produrre"!!!
Siccome la mia cassetta degli attrezzi non è propriamente quella di un professionista, utilizzo ciò che ho a disposizione.
E se quello che ho non è esattamente ciò che mi serve, lo adatto, avvalendomi spesso di escamotage non sempre ortodossi.
Questa cosa non rientra propriamente nei Suoi canoni, però cerca di fare "buon viso a cattivo gioco", come si suol dire.
Infatti spesso si assenta,
"Ti lascio lavorare in pace"
ma in realtà, credo, la mia procedura urta un po' la sua "sensibile integrità".
Ovviamente le cose non vanno mai per il verso giusto ed ad ogni mia imprecazione o borbottio, sono sicuro che Lei, in cuor suo, maledica il momento in cui mi ha "proposto" il lavoretto.
Il risultato però soddisfa sempre entrambi, perché, alla fine, l'apparenza è buona (e solo io so come è stata ottenuta) e l'oggetto è funzionale.

Anche in Giappone, dicevo prima, ho prestato le mie "manine d'oro" per montare dei corrimano alle scale, in modo da agevolarne la salita.

Per prima cosa le misure, ora lo posso ammettere, sono andato "a occhio".
Poi, presso il "Castorama" locale, la scelta dell'attrezzatura
"Direi che questi vanno bene..."
"Come diresti??? Non hai preso le misure bene?"
"Sìsì...questi sono assolutamente ciò che ci serve!"

Si comincia!
Mami-chan trotterellava dentro e fuori, documentando fotograficamente l'evento.
Faccio i segni per i fori, faccio i fori per le viti, metto i tasselli nel muro, monto il primo corrim...
" 'Azz' !!!" Ho sbagliato due fori, non riesco a montarlo!
"Atsui desu ne?" (caldo vero?) Mami-chan esce con un bicchier d'acqua e un asciugamano.
Fortunatamente la fonetica mi ha salvato e la mia imprecazione è stata scambiata per una normale esclamazione: i giapponesi si lamentano sempre per il caldo (ed infatti stavo sudando come un animale da pelliccia in piena estate!)
Anche Lei si affaccia "Tutto bene?"
"Ssssìsì...solo un gran caldo..."
"Riposati un po', vieni dentro"
"Nono... voglio finire!"
Per fortuna i muri delle case giapponesi, grazie ai criteri antisismici, non sono duri come quelli italiani.
Allargati i buchi, sistemati i tasselli, messi in pressione usando come spessore dei pezzetti di plastica trovati non so dove...insomma, sembrava funzionare.
Risultato estetico: ottimo!
Mi attacco di peso, non voglio che qualcuno si faccia male per una mia negligenza...
Tiene, perfettamente!

Sono passati 2 anni e i corrimano sono sempre là, fedeli assistenti di stanche membra!

Rimango della mia idea:
Non importa come, importa ciò che ottieni!

"Chi fa da sé fa per tre", ma se fossero gli altri due a farlo sarebbe meno faticoso, no?



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giovedì 26 agosto 2010

Seiri suru

A me piace l'ordine!
A casa, tutto deve essere perfettamente sistemato e disposto secondo un ordine ben preciso.
Questa mia pignoleria forse è un retaggio familiare.
Mia nonna, ora 82enne, in una forma splendida, ancora oggi passa le giornate pulendo e sistemando casa (e preparando manicaretti da mille e una notte, ma questo è un altro discorso).

Ricordo bene le domeniche mattina quando, da bambino, il mio compito era di passare la lucidatrice.
A casa dei miei genitori, il pavimento in marmo, da 40 anni, viene settimanalmente lucidato a cera.
I miei, per responsabilizzarmi, avevano stabilito che fosse compito mio tirare a lucido con la macchina, ogni sacrosanta domenica mattina.
La cosa, a dire il vero, non mi turbava affatto, anzi, era per me un vero divertimento.
Mi piaceva il suono della lucidatrice, il moto altalenante della mia mano produceva armonie ronzanti (e quasi oniriche).
Spesso mi dovevano fermare: "Basta, ora più che tirarla, la stai togliendo, la cera!"
Forse da queste reminiscenze è venuta la mia passione per l'aspirapolvere.
Ogni mattina, devo, assolutamente, passare l'aspirapolvere per tutto l'appartamento...
...con somma gioia della mia dolce metà (infatti, Lei, non ha un buon rapporto con questo elettrodomestico: ogni volta che lo usa salta la corrente...in realtà il cavo è un po' difettoso ed io lo sistemo sempre un po' troppo approssimativamente, ma io voglio pensare che la mia fedelissima desideri, nel suo piccolo, essere usata solo da me).

Comunque, dicevo, tutto deve essere in ordine!
Tutto deve essere pulito, non ci deve essere un capello a terra e se c'è, sicuramente non è mio!
(ad uso esclusivo di chi non mi conosce personalmente, preciso che la mia testa è sì tatuata, ma ahimè, liscia come una palla da bowling).

A dire la verità, riconosco di essere un vero "maniaco", sfociando spesso nell'esagerazione.
I cassetti devono essere tutti perfettamente chiusi, i libri sugli scaffali allineati, i soprammobili disposti in una certa maniera, persino gli interruttori della luce hanno un ordine.
Prima di uscire (o di andare a letto) faccio un giro di "accendi e spegni" in modo da disporli nel "senso giusto".
Purtroppo in sala i 3 interruttori che comandano i 2 punti luce non possono essere allineati come vorrei e questo mi fa impazzire, ho addirittura pensato di chiamare un elettricista per cercare di risolvere la questione, ma un po' il fatto di dovere pagare per una simile sciocchezza e un po' (soprattutto) la vergogna di dovere esibire queste mie insulse manie, mi hanno fatto desistere e a tutt'oggi mi ritiro mestamente nelle mie stanze con questo cruccio.

Sì va bene, direte Voi, abbiamo capito, ma....che c'entra tutto ciò con la giapponese per casa???

Arrivo al dunque!

Durante il Suo primo soggiorno a casa mia (allora era solo mia), forse per dare una mano, forse per ricambiare l'ospitalità, si mise a sistemare e pulire durante la mia assenza.

Devo ammettere che il mio amore per l'ordine si limita a ciò che l'occhio vede.
I cassetti sono perfettamente allineati, ma dentro c'è un mondo a parte!
Anche negli armadi, i vestiti sono piegati e appesi alle grucce, ma non c'è un ordine logico: in sostanza, dove c'è spazio io metto!

Giustamente, Lei decise che era ora di ovviare a questa mia mancanza!

E quella sera, tornato dal lavoro, accolto dal consueto e sorridente "Okaeri", ebbi la magnifica sorpresa.
Tolte le scarpe, feci per riporle nel ripostiglio adiacente al piccolo bagno di servizio, quando, con voce suadente, Lei disse:
"Scusa, ho sistemato un po'... non è che non fosse in ordine, ma così è meglio, non trovi?"
Sembrava un paradiso: prodotti per le pulizie perfettamente riposti, spazzole, piumini per la polvere appesi a gancetti fatti su misura, ognuno della giusta lunghezza, in modo da essere presi tranquillamente senza dover traslocare mezzo sgabuzzino.
Persino i sacchetti di plastica, che dopo ogni spesa io appallottolavo e conservavo per ogni evenienza (che non "eveniva" mai) in una scatola di cartone, erano stati ripiegati e ridotti ai minimi termini (occupando così un decimo dello spazio) e riorganizzati per tipologia, materiale e addirittura livello cromatico.
Mi sono sentito un principiante!!!

"Scusa, posso vedere una cosa?"
Mi precipitai in camera da letto e aperto a caso un cassetto del "settimanale" che avevo riservato a Lei vidi che aveva sistemato tutta la sua roba in modo esemplare, in pochi cassetti aveva riposto più di quanto io tenessi in un armadio a quattro ante!
Era la donna per me, non potevo lasciarmela sfuggire.
Per lo meno dovevo carpire i segreti della sua capacità di organizzazione.

E da quel momento, la gestione della casa (e non solo di quella), ciò che era per me un vanto ed un onore, è diventato esclusivo appannaggio della Sua incredibile abilità....aspirapolvere a parte!




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