La lingua giapponese è ricca di vocaboli che indicano uno stato d'animo, una sensazione, un modo di essere.
Ciò che in italiano viene espresso in una frase complessa ed articolata, ricca di parafrasi e sfumature, spesso in giapponese trova il suo corrispettivo in un'unica parola.
Vi sarà capitato (sicuramente) di essere in uno stato di tremenda apatia, di assoluta mancanza di energia, di "voglia zero", un momento in cui anche respirare diventa faticoso, anzi, fastidioso (perché è pur sempre "fare qualcosa").
In questi casi, nella lingua di Dante, possiamo sbizzarrirci in variopinte esclamazioni:
dal classico "Uffa!!!", al più volgare "Che p@lle!!!", al bolognesissimo "Socc'mel!!!"
Nella lingua del Sol Levante, è d'uopo esclamare "Mendokusai"
(si pronuncia Mendocsai), o nella sua versione più "slang": "Mendokuse~", riunendo in queste tre sillabe la pletora di italiche variazioni sul tema.
Io, di questa "magica" parola, mi sono subito innamorato, facendone il mio "motto" preferito. La sua pronuncia sembra quasi onomatopeica, esprime svogliatezza, è quasi un "Inno alla fannullaggine".
E' per questo che la sera, dopo una giornata di lavoro, stanco, con la maledetta ernia che si lamenta per le vibrazioni (e le buche), la spalla destra che non vuole essere da meno e si unisce al "coro" degli acciacchi, l'allergia che "sboccia" in un turbine di starnuti e gocciolamenti, con la "fiacca" che accompagna ogni cambio di stagione, mi tuffo con un doppio carpiato sul divano con l'intenzione di fare un beneamato "beep".
Comincio a gingillarmi col telefono, controllo un aggiornamento, un giochino...insomma, perdo tempo!
"Perché non aggiorni il blog? Lo fai sempre dal telefono, no?"
..........
"Mendokuse~,
Chō Mendokuse~!!!!"
(Molto Mendokuse~)
-電話で♪
venerdì 13 maggio 2011
martedì 12 aprile 2011
Il meno peggio
Come gli assidui lettori di questo mio personale spazio ben sanno, i primi tempi della Nostra convivenza sono stati costellati da un'infinita serie di incomprensioni e "misunderstanding" dovuti, in gran parte, alle differenze culturali delle società in cui abbiamo vissuto i nostri "primi quarant'anni".
Il Suo recente impegno nel "mondo Cheerleading" del Bel Paese, ha fatto sì che venisse a contatto con un gran numero di persone.
Se prima ero io l'unico punto di riferimento, l'unico paragone, ora sono passato da "pietra dello scandalo" a "mite confidente" (o confessore?).
Una promozione di tutto rispetto, se pensiamo che fino a poco tempo fa poteva sembrare che fossi IO ad avere un atteggiamento di "poco riguardo", un basso livello di "considerazione", e che anzi tirassi in ballo la questione del "culture gap" a mio comodo, come esclusiva scusante di un mio carattere non proprio "accomodante".
Alla fine risulto essere "il meno peggio".
Ora le "esplosioni" non riguardano ME in prima persona.
Ora non le "subisco" più passivamente.
(a dire il vero le subisco comunque, ma almeno posso dare sfogo alla mia "mal sopportazione" inveendo contro i veri fautori del misfatto)
Gli "argomenti ricorrenti" sono:
1) La puntualità (che però non è mai stata una mia mancanza)
2) I "modi di dire/fare", che non sono in linea con il nipponico "cerimoniale" delle relazioni interpersonali (ma devo ammettere che a volte alcuni comportamenti che Lei mi riporta lasciano interdetto persino me)
3) La mancanza di organizzazione/pianificazione, per cui tutto può cambiare, specie all'ultimo minuto, vanificando le Sue notti insonni (e non solo le Sue) passate a preparare i minimi dettagli
4) L'assoluta assenza di comunicazione/connessione, quel "famoso Hōrensō" di cui abbiamo tanto parlato.
La mia figura, in tutto ciò, spazia da puro ascoltatore, a mesto confidente (come ho già detto), a paciere (che cerca di sminuire la gravità del fatto adducendo la scusante che "purtroppo da noi è diventato di uso comune"), fino a vero e proprio istigatore ("ma come è possibile, non ci posso credere, anche per me, che sono italiano, una cosa così darebbe fastidio").
Alla fine, purtroppo, la matematica, come si suol dire, non è un opinione:
Cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia
ossia
"cosa detta male"+"cosa fatta male"+"mancanza di considerazione"+"assenza di Hōrensō"+"svariati ritardi"= "terribile deflagrazione"
(leggasi muso lungo, cattivo umore, eccetera eccetera, senza entrare in intimi dettagli....)
Unica, piccola, consolazione, quella di non esserne IO la causa....in fondo, sono il "meno peggio".....YEAH!!!
-電話で♪
Il Suo recente impegno nel "mondo Cheerleading" del Bel Paese, ha fatto sì che venisse a contatto con un gran numero di persone.
Se prima ero io l'unico punto di riferimento, l'unico paragone, ora sono passato da "pietra dello scandalo" a "mite confidente" (o confessore?).
Una promozione di tutto rispetto, se pensiamo che fino a poco tempo fa poteva sembrare che fossi IO ad avere un atteggiamento di "poco riguardo", un basso livello di "considerazione", e che anzi tirassi in ballo la questione del "culture gap" a mio comodo, come esclusiva scusante di un mio carattere non proprio "accomodante".
Alla fine risulto essere "il meno peggio".
Ora le "esplosioni" non riguardano ME in prima persona.
Ora non le "subisco" più passivamente.
(a dire il vero le subisco comunque, ma almeno posso dare sfogo alla mia "mal sopportazione" inveendo contro i veri fautori del misfatto)
Gli "argomenti ricorrenti" sono:
1) La puntualità (che però non è mai stata una mia mancanza)
2) I "modi di dire/fare", che non sono in linea con il nipponico "cerimoniale" delle relazioni interpersonali (ma devo ammettere che a volte alcuni comportamenti che Lei mi riporta lasciano interdetto persino me)
3) La mancanza di organizzazione/pianificazione, per cui tutto può cambiare, specie all'ultimo minuto, vanificando le Sue notti insonni (e non solo le Sue) passate a preparare i minimi dettagli
4) L'assoluta assenza di comunicazione/connessione, quel "famoso Hōrensō" di cui abbiamo tanto parlato.
La mia figura, in tutto ciò, spazia da puro ascoltatore, a mesto confidente (come ho già detto), a paciere (che cerca di sminuire la gravità del fatto adducendo la scusante che "purtroppo da noi è diventato di uso comune"), fino a vero e proprio istigatore ("ma come è possibile, non ci posso credere, anche per me, che sono italiano, una cosa così darebbe fastidio").
Alla fine, purtroppo, la matematica, come si suol dire, non è un opinione:
Cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia
ossia
"cosa detta male"+"cosa fatta male"+"mancanza di considerazione"+"assenza di Hōrensō"+"svariati ritardi"= "terribile deflagrazione"
(leggasi muso lungo, cattivo umore, eccetera eccetera, senza entrare in intimi dettagli....)
Unica, piccola, consolazione, quella di non esserne IO la causa....in fondo, sono il "meno peggio".....YEAH!!!
-電話で♪
domenica 10 aprile 2011
Buon vicinato
Con l'arrivo della bella stagione,
si avvicinano preoccupantemente i "maledetti" ritrovi notturni sotto casa nostra.
Se, fortunatamente, il locale poco più avanti ha cambiato gestione e non sembra attirare troppa clientela (e ci credo, abbiamo voluto provare una sera, una cenetta veloce: un filetto piccino piccino, una scaloppa ai funghi, due contorni, acqua, vino e due caffè per la non proprio modica cifra di 60 euri), lo stesso non si può dire per il forno dirimpettaio, che inizia a lavorare verso le 22 attirando orde di "giuovani" (e non), che di ritorno dalla discoteca o dalla serata "movimentata", avvertendo quel buchino da "fame chimica", sfogano i propri famelici istinti stravaccati sul muretto che fiancheggia la nostra entrata.
A parte gli schiamazzi ad orari inverosimili, la mattina l'accesso al condominio è ridotto a una discarica.
A volte, dopo un turno di notte, rientrando verso le 2 di mattina, redarguisco benevolmente gli "ospiti", raccomandando loro di raccogliere i residui delle loro libagioni (e devo dire che l'approccio amichevole ha sempre dato i suoi frutti).
Ma, fortunatamente, non sempre ho il turno di notte e, soprattutto, non sempre sono dell'umore giusto (specie se svegliato di soprassalto e/o mi devo alzare presto), per cui, spesso e (mal) volentieri, la mattina tocca ripulire (non ho ancora capito come mai, ma per qualche strano motivo mi ritrovo ad essere sempre io il "primo" che passa da lì...un po' come quando nevica, chissà com'è ma a nessuno serve la macchina, poi, una volta liberata la rampa dalla candida coltre, sembra di essere in autostrada...).
Comunque sia, l'altra notte, verso l'una, ci stavamo predisponendo per un meritato sonno ristoratore, quando uno sbattere di portiere e grida sguaiate mi hanno fatto sobbalzare.
Affacciatomi dal balcone, ho assistito a ciò che non avrei mai voluto vedere:
due ragazzi, visibilmente ubriachi, che stavano scaricando i loro personali effluvi contro il cancello e la piccola aiuola che "adorna" l'ingresso del condominio.
Giuro che se avessi avuto la vescica carica, avrei ricambiato il "favore", producendomi in una "cascata" direttamente sulle loro teste, ma purtroppo non avevo bevuto abbastanza, per cui mi sono limitato ad un "Ehi...ma dovete farla proprio qui?"
Mi aspettavo almeno di interrompere la funzione, creando un minimo di imbarazzo, agitazione o comunque sorpresa.
Nulla di tutto ciò: si sono limitati ad alzare lo sguardo, ribattendo che "tanto è un aiuola, così cresce più rigogliosa" e riprendere la mira per un attimo abbandonata.
Risaliti in macchina, sono ripartiti a tutto gas, strombazzando pure.
"Bisogna dirglielo!"
"Cosa e, soprattutto, a chi???"
"Bisogna dire al fornaio di non vendere più alla notte o che dica ai ragazzi di non sporcare e non disturbare!"
"......."
Attimo di incertezza, riflessione, smarrimento.
"Ma, secondo te, al fornaio, quanto gliene può fregare?"
"Perché? Non è giusto! Pensa solo a guadagnare? Se fossimo in Giappone i vicini si sarebbero già lamentati e il fornaio si sarebbe scusato e non succederebbe più, altrimenti nessuno comprerebbe più il pane da lui...."
Il Suo candore mi ha intenerito.
A parte che in Giappone nessuno si sognerebbe nemmeno di rumoreggiare sguaiatamente e di sporcare a terra (in più i fornai non ci sono, ma vabbe'...), comunque, purtroppo, qui non funziona così.
Se anche andassi a reclamare
(e non mi sogno neppure lontanamente di farlo, visti i due lavoranti moldavi, grossi come montagne, con due pale al posto delle mani, anzi penso proprio che usino le mani per infornare), nella migliore delle ipotesi mi prenderei un "Vaffa...." (nella peggiore una cascata di schiaffazzi....).
"Allora?"
Allora, sarebbe bello se anche qui bastasse chiedere gentilmente per ottenere un po' di rispetto dell'altrui sonno,
sarebbe bello se ci fosse considerazione,
sarebbe bello se ognuno facesse la propria parte per mantenere la città pulita,
sarebbe, sarebbe, sarebbe...
Sarebbe il caso di dormirci su, a finestre rigorosamente chiuse!!!
-電話で♪
si avvicinano preoccupantemente i "maledetti" ritrovi notturni sotto casa nostra.
Se, fortunatamente, il locale poco più avanti ha cambiato gestione e non sembra attirare troppa clientela (e ci credo, abbiamo voluto provare una sera, una cenetta veloce: un filetto piccino piccino, una scaloppa ai funghi, due contorni, acqua, vino e due caffè per la non proprio modica cifra di 60 euri), lo stesso non si può dire per il forno dirimpettaio, che inizia a lavorare verso le 22 attirando orde di "giuovani" (e non), che di ritorno dalla discoteca o dalla serata "movimentata", avvertendo quel buchino da "fame chimica", sfogano i propri famelici istinti stravaccati sul muretto che fiancheggia la nostra entrata.
A parte gli schiamazzi ad orari inverosimili, la mattina l'accesso al condominio è ridotto a una discarica.
A volte, dopo un turno di notte, rientrando verso le 2 di mattina, redarguisco benevolmente gli "ospiti", raccomandando loro di raccogliere i residui delle loro libagioni (e devo dire che l'approccio amichevole ha sempre dato i suoi frutti).
Ma, fortunatamente, non sempre ho il turno di notte e, soprattutto, non sempre sono dell'umore giusto (specie se svegliato di soprassalto e/o mi devo alzare presto), per cui, spesso e (mal) volentieri, la mattina tocca ripulire (non ho ancora capito come mai, ma per qualche strano motivo mi ritrovo ad essere sempre io il "primo" che passa da lì...un po' come quando nevica, chissà com'è ma a nessuno serve la macchina, poi, una volta liberata la rampa dalla candida coltre, sembra di essere in autostrada...).
Comunque sia, l'altra notte, verso l'una, ci stavamo predisponendo per un meritato sonno ristoratore, quando uno sbattere di portiere e grida sguaiate mi hanno fatto sobbalzare.
Affacciatomi dal balcone, ho assistito a ciò che non avrei mai voluto vedere:
due ragazzi, visibilmente ubriachi, che stavano scaricando i loro personali effluvi contro il cancello e la piccola aiuola che "adorna" l'ingresso del condominio.
Giuro che se avessi avuto la vescica carica, avrei ricambiato il "favore", producendomi in una "cascata" direttamente sulle loro teste, ma purtroppo non avevo bevuto abbastanza, per cui mi sono limitato ad un "Ehi...ma dovete farla proprio qui?"
Mi aspettavo almeno di interrompere la funzione, creando un minimo di imbarazzo, agitazione o comunque sorpresa.
Nulla di tutto ciò: si sono limitati ad alzare lo sguardo, ribattendo che "tanto è un aiuola, così cresce più rigogliosa" e riprendere la mira per un attimo abbandonata.
Risaliti in macchina, sono ripartiti a tutto gas, strombazzando pure.
"Bisogna dirglielo!"
"Cosa e, soprattutto, a chi???"
"Bisogna dire al fornaio di non vendere più alla notte o che dica ai ragazzi di non sporcare e non disturbare!"
"......."
Attimo di incertezza, riflessione, smarrimento.
"Ma, secondo te, al fornaio, quanto gliene può fregare?"
"Perché? Non è giusto! Pensa solo a guadagnare? Se fossimo in Giappone i vicini si sarebbero già lamentati e il fornaio si sarebbe scusato e non succederebbe più, altrimenti nessuno comprerebbe più il pane da lui...."
Il Suo candore mi ha intenerito.
A parte che in Giappone nessuno si sognerebbe nemmeno di rumoreggiare sguaiatamente e di sporcare a terra (in più i fornai non ci sono, ma vabbe'...), comunque, purtroppo, qui non funziona così.
Se anche andassi a reclamare
(e non mi sogno neppure lontanamente di farlo, visti i due lavoranti moldavi, grossi come montagne, con due pale al posto delle mani, anzi penso proprio che usino le mani per infornare), nella migliore delle ipotesi mi prenderei un "Vaffa...." (nella peggiore una cascata di schiaffazzi....).
"Allora?"
Allora, sarebbe bello se anche qui bastasse chiedere gentilmente per ottenere un po' di rispetto dell'altrui sonno,
sarebbe bello se ci fosse considerazione,
sarebbe bello se ognuno facesse la propria parte per mantenere la città pulita,
sarebbe, sarebbe, sarebbe...
Sarebbe il caso di dormirci su, a finestre rigorosamente chiuse!!!
-電話で♪
mercoledì 6 aprile 2011
La meravigliosa arte del "cazzeggio"
Ebbene sì, lo ammetto:
sono il Re del "cazzeggio" serale!
Negli ultimi tempi, la sera, non mi riesce nient'altro.
Lei è sempre più impegnata, tra "Cheer camps", lezioni, partite, regolamenti, competizioni.
Recentemente ha addirittura creato una Sua squadra di cheerleaders, le "Flappers", che supportano la locale squadra di Football Americano dei "Doves", ma che non disdegnano eventi e manifestazioni di ogni genere.
Va da sé, che tempo da dedicare alle faccende domestiche ne rimane poco (e qui ritroviamo il mio -non tanto- latente lamento).
Cerco anch'io, comunque, di fare la mia parte.
Non volendo rinunciare ad un minimo di attività fisica ( la mia schiena me lo impone, trascorrendo una buona metà della giornata seduto al volante), la mattinata passa veloce tra una sessione in palestra ed una passata di aspirapolvere.
Quando la sera (tardi) rientro dal lavoro, dopo una cenetta che, non so come, Lei ha comunque trovato il tempo di preparare, provo a contribuire ulteriormente al "ménage familiare", offrendomi volontario per il lavaggio piatti.
Offerta che viene quasi sempre rifiutata, anzi vengo minacciato di chissà quali angherie, nel caso in cui mi azzardassi, quindi, ahimè, a "malincuore"... passo!!!
Rassettata la cucina, torna alla Sua postazione di lavoro, davanti al Pc, riprendendo là dove aveva solo momentaneamente interrotto al mio rientro, continuando fino a notte fonda, fondissima!
Perché Lei è così:
tutto DEVE ASSOLUTAMENTE essere organizzato, preciso, perfetto!!!
Mail su mail, sms, telefonate, chat per coordinare i membri del Team.
Comunicazione innanzitutto!
Hōrensō è la parola magica!
Ma purtroppo qui da noi non funziona tutto così bene:
non abbiamo questa cultura, questa abitudine, questa considerazione (aggiungo cattivamente questa "pignoleria").
"Ma com'è possibile? Non leggono i messaggi? Perché non mi rispondono? Incredibile che esistano persone così....Ma sono tutti così gli italiani????"
Allora io, dalla mia postazione serale (leggasi "divano"), con un orecchio ascolto, con un occhio annuisco, con la testa accenno un mesto : "checcevoifà....???"
Ma con l'altro orecchio, l'altro occhio (la testa è una sola, ma il movimento del "checcevoifà" viene prodotto in modo assolutamente autonomo, quindi sono liberissimo di pensare ad altro), dedico tutto me stesso ad un divertentissimo giochino per iPhone che mi sta facendo letteralmente "uscire di senno".
Ma proprio oggi, un caro amico mi ha spronato a scrivere: basta "cazzeggio"!
Be'...non garantisco un post quotidiano (forse nemmeno settimanale, ma chissà...), però sicuramente mi dedicherò meno al giochino e più al blog
(in fondo anche questo post lo sto scrivendo da iPhone, essendo il Pc divenuto una "no raul's land"...)
-電話で♪
sono il Re del "cazzeggio" serale!
Negli ultimi tempi, la sera, non mi riesce nient'altro.
Lei è sempre più impegnata, tra "Cheer camps", lezioni, partite, regolamenti, competizioni.
Recentemente ha addirittura creato una Sua squadra di cheerleaders, le "Flappers", che supportano la locale squadra di Football Americano dei "Doves", ma che non disdegnano eventi e manifestazioni di ogni genere.
Va da sé, che tempo da dedicare alle faccende domestiche ne rimane poco (e qui ritroviamo il mio -non tanto- latente lamento).
Cerco anch'io, comunque, di fare la mia parte.
Non volendo rinunciare ad un minimo di attività fisica ( la mia schiena me lo impone, trascorrendo una buona metà della giornata seduto al volante), la mattinata passa veloce tra una sessione in palestra ed una passata di aspirapolvere.
Quando la sera (tardi) rientro dal lavoro, dopo una cenetta che, non so come, Lei ha comunque trovato il tempo di preparare, provo a contribuire ulteriormente al "ménage familiare", offrendomi volontario per il lavaggio piatti.
Offerta che viene quasi sempre rifiutata, anzi vengo minacciato di chissà quali angherie, nel caso in cui mi azzardassi, quindi, ahimè, a "malincuore"... passo!!!
Rassettata la cucina, torna alla Sua postazione di lavoro, davanti al Pc, riprendendo là dove aveva solo momentaneamente interrotto al mio rientro, continuando fino a notte fonda, fondissima!
Perché Lei è così:
tutto DEVE ASSOLUTAMENTE essere organizzato, preciso, perfetto!!!
Mail su mail, sms, telefonate, chat per coordinare i membri del Team.
Comunicazione innanzitutto!
Hōrensō è la parola magica!
Ma purtroppo qui da noi non funziona tutto così bene:
non abbiamo questa cultura, questa abitudine, questa considerazione (aggiungo cattivamente questa "pignoleria").
"Ma com'è possibile? Non leggono i messaggi? Perché non mi rispondono? Incredibile che esistano persone così....Ma sono tutti così gli italiani????"
Allora io, dalla mia postazione serale (leggasi "divano"), con un orecchio ascolto, con un occhio annuisco, con la testa accenno un mesto : "checcevoifà....???"
Ma con l'altro orecchio, l'altro occhio (la testa è una sola, ma il movimento del "checcevoifà" viene prodotto in modo assolutamente autonomo, quindi sono liberissimo di pensare ad altro), dedico tutto me stesso ad un divertentissimo giochino per iPhone che mi sta facendo letteralmente "uscire di senno".
Ma proprio oggi, un caro amico mi ha spronato a scrivere: basta "cazzeggio"!
Be'...non garantisco un post quotidiano (forse nemmeno settimanale, ma chissà...), però sicuramente mi dedicherò meno al giochino e più al blog
(in fondo anche questo post lo sto scrivendo da iPhone, essendo il Pc divenuto una "no raul's land"...)
-電話で♪
domenica 20 febbraio 2011
Kusuri
Inverno, stagione di raffreddori, influenze, lombaggini, artriti cervicali e chi più ne ha, più ne metta.
Se vai dal dottore, trovi una fila di nonnini che si danno appuntamento nella sala d'aspetto.
Una routine quotidiana, un punto fermo nel loro menage.
La sala d'aspetto del medico è il punto di aggregazione preferito, meglio del bar sotto casa.
Si può parlare liberamente di acciacchi, di interventi, di sfighe varie, persino di morti, perché si sa, sei vai dal medico proprio bene non stai, quindi per il Teorema del "mal comune, mezzo gaudio", certi discorsi (secondo loro), sono d'obbligo.
Ma il loro scopo principale è ottenere l'agognata ricetta, magico lasciapassare per varcare la soglia di "Farmacilandia".
Come il più fanatico dei collezionisti, possono vantare, per esperienza diretta, una conoscenza e una perizia che nemmeno Ippocrate aveva.
Si destreggiano tra i "principii attivi" meglio di Gustav Thöni in una gara di Slalom Gigante, ne storpiano abilmente il nome, solo per fingere la loro incompetenza:
ma li hanno già provati tutti!!!
E il "buon" medico di famiglia, un po' per spirito caritatevole, ma soprattutto per levarseli dai "cojones", prescrive e prescrive e prescrive....tanto "paga Pantalone".
"Prenda UNA compressa di questo..."
"Me ne dia ben una scatola, va là, che non si sa mai..."
"Gliene dò tre, così siam tutti contenti!!!"
(L'anziano rimpingua la sua collezione, il medico rimpingua la sua "provvigione", la casa farmaceutica e la Farmacia sotto casa rimpinguano gli introiti...
....e tutti noi ce lo "rimpinguiamo" in quel posto, alla lunga....)
In Giappone, dove il sistema sanitario è sullo stile statunitense (anche se non a livello così "estremo"), se il dottore ti prescrive: "Una compressa dopo i pasti principali, per cinque giorni" : 3x5=15, il farmacista ti dà un sacchettino con 15 compresse!
E così l'anziano collezionista nipponico deve rivolgersi alla "Casa dell'Automeducazione".
Anche da noi i farmaci da banco sono piuttosto comuni, un po' perché giustamente per curare i piccoli mali di stagione non c'è bisogno di perdere un'intera giornata dal medico (per i motivi di cui sopra) e in più, secondo me, certi tipi di farmaci è giusto farli pagare, altrimenti ce ne sarebbe un abuso ancora maggiore.
Comunque dicevo, il Giappone è davvero il Paradiso dell'Automedicazione.
Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Nei centri commerciali e nei negozi di articoli sanitari e per la cura del corpo, ci sono interi reparti dedicati a questi prodotti.
E, come dicevo, la scelta è vastissima.
La televisione poi, martella di pubblicità il nipponico spettatore,
che, a forza di vedere "promoters" influenzati, doloranti, artritici, si autoconvince di essere affetto, a sua volta, di una serie infinita di patologie.
La maggior parte di questi farmaci sono di tipo omeopatico, a base di erbe, quindi penso che tanto male non facciano, anche se presi senza troppa considerazione.
Inoltre sono dell'avviso che gran parte dell'effetto che hanno sia "placebo" bell'e buono.
Uno starnuto?
C'è la bustina per il raffreddore!
Un colpo di tosse?
Ecco lo sciroppino!
Male alle spalle/schiena/ginocchia?
Il magico cerotto ti aiuterà!
Hai bevuto e mangiato come un orco e adesso ti senti una chiavica intasata?
Ecco lo sgorga-tutto energizzante!!!
Ma d'altronde si sa, la società giapponese è fatta così, vive di eccessi:
l'acqua del bagno DEVE essere bollente, il climatizzatore va sempre al massimo, le bibite o ghiacciate (d'estate) o piombo fuso (d'inverno), una vita trascorsa sedendosi sulle ginocchia, inchinandosi ogni tre per due, lunghe giornate in ufficio, pietrificati alla scrivania davanti ad un pc, ore piccole obbligatorie, sonno racimolato qua e là sui vagoni della metropolitana....
Come dar loro torto?
Questi stoici combattenti, questi eroi, questi Neo-Samurai devono, in qualche modo, poter sopravvivere, per amor di patria.
Non possono mollare, mai!
E allora, dato che "prevenire è meglio che curare", ad ogni minima avvisaglia,
ZACK!!!
Anche noi, nel nostro piccolo, non vogliamo essere da meno.
Ogni volta che andiamo in Giappone facciamo una bella scorta di questi "preziosi" rimedi, che solo là possiamo trovare.
Abbiamo anche noi il nostro bell'armadietto delle medicine in bagno (così pieno che abbiamo dovuto inserire dei ripiani supplementari).
E così una mattina, mentre mi rado, in bagno, noto un pelo ribelle che fuoriesce dalla narice sinistra.
Repentino lo estirpo, non riuscendo ad evitare, ahimè, la naturale raffica di starnuti.
Non ho ancora finito, le lacrime mi stanno scendendo, allungo la mano per cercare il fazzoletto e...
Lei mi ha già preparato, amorevole, la bustina contro il raffreddore, quella al gusto di farina di castagne, che a me piace tanto!
Cosa chiedere di più dalla vita?
Un "Lucano"???
Ma neanche per sogno!!!
-電話で♪
Se vai dal dottore, trovi una fila di nonnini che si danno appuntamento nella sala d'aspetto.
Una routine quotidiana, un punto fermo nel loro menage.
La sala d'aspetto del medico è il punto di aggregazione preferito, meglio del bar sotto casa.
Si può parlare liberamente di acciacchi, di interventi, di sfighe varie, persino di morti, perché si sa, sei vai dal medico proprio bene non stai, quindi per il Teorema del "mal comune, mezzo gaudio", certi discorsi (secondo loro), sono d'obbligo.
Ma il loro scopo principale è ottenere l'agognata ricetta, magico lasciapassare per varcare la soglia di "Farmacilandia".
Come il più fanatico dei collezionisti, possono vantare, per esperienza diretta, una conoscenza e una perizia che nemmeno Ippocrate aveva.
Si destreggiano tra i "principii attivi" meglio di Gustav Thöni in una gara di Slalom Gigante, ne storpiano abilmente il nome, solo per fingere la loro incompetenza:
ma li hanno già provati tutti!!!
E il "buon" medico di famiglia, un po' per spirito caritatevole, ma soprattutto per levarseli dai "cojones", prescrive e prescrive e prescrive....tanto "paga Pantalone".
"Prenda UNA compressa di questo..."
"Me ne dia ben una scatola, va là, che non si sa mai..."
"Gliene dò tre, così siam tutti contenti!!!"
(L'anziano rimpingua la sua collezione, il medico rimpingua la sua "provvigione", la casa farmaceutica e la Farmacia sotto casa rimpinguano gli introiti...
....e tutti noi ce lo "rimpinguiamo" in quel posto, alla lunga....)
In Giappone, dove il sistema sanitario è sullo stile statunitense (anche se non a livello così "estremo"), se il dottore ti prescrive: "Una compressa dopo i pasti principali, per cinque giorni" : 3x5=15, il farmacista ti dà un sacchettino con 15 compresse!
E così l'anziano collezionista nipponico deve rivolgersi alla "Casa dell'Automeducazione".
Anche da noi i farmaci da banco sono piuttosto comuni, un po' perché giustamente per curare i piccoli mali di stagione non c'è bisogno di perdere un'intera giornata dal medico (per i motivi di cui sopra) e in più, secondo me, certi tipi di farmaci è giusto farli pagare, altrimenti ce ne sarebbe un abuso ancora maggiore.
Comunque dicevo, il Giappone è davvero il Paradiso dell'Automedicazione.
Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Nei centri commerciali e nei negozi di articoli sanitari e per la cura del corpo, ci sono interi reparti dedicati a questi prodotti.
E, come dicevo, la scelta è vastissima.
La televisione poi, martella di pubblicità il nipponico spettatore,
che, a forza di vedere "promoters" influenzati, doloranti, artritici, si autoconvince di essere affetto, a sua volta, di una serie infinita di patologie.
La maggior parte di questi farmaci sono di tipo omeopatico, a base di erbe, quindi penso che tanto male non facciano, anche se presi senza troppa considerazione.
Inoltre sono dell'avviso che gran parte dell'effetto che hanno sia "placebo" bell'e buono.
Uno starnuto?
C'è la bustina per il raffreddore!
Un colpo di tosse?
Ecco lo sciroppino!
Male alle spalle/schiena/ginocchia?
Il magico cerotto ti aiuterà!
Hai bevuto e mangiato come un orco e adesso ti senti una chiavica intasata?
Ecco lo sgorga-tutto energizzante!!!
Ma d'altronde si sa, la società giapponese è fatta così, vive di eccessi:
l'acqua del bagno DEVE essere bollente, il climatizzatore va sempre al massimo, le bibite o ghiacciate (d'estate) o piombo fuso (d'inverno), una vita trascorsa sedendosi sulle ginocchia, inchinandosi ogni tre per due, lunghe giornate in ufficio, pietrificati alla scrivania davanti ad un pc, ore piccole obbligatorie, sonno racimolato qua e là sui vagoni della metropolitana....
Come dar loro torto?
Questi stoici combattenti, questi eroi, questi Neo-Samurai devono, in qualche modo, poter sopravvivere, per amor di patria.
Non possono mollare, mai!
E allora, dato che "prevenire è meglio che curare", ad ogni minima avvisaglia,
ZACK!!!
Anche noi, nel nostro piccolo, non vogliamo essere da meno.
Ogni volta che andiamo in Giappone facciamo una bella scorta di questi "preziosi" rimedi, che solo là possiamo trovare.
Abbiamo anche noi il nostro bell'armadietto delle medicine in bagno (così pieno che abbiamo dovuto inserire dei ripiani supplementari).
E così una mattina, mentre mi rado, in bagno, noto un pelo ribelle che fuoriesce dalla narice sinistra.
Repentino lo estirpo, non riuscendo ad evitare, ahimè, la naturale raffica di starnuti.
Non ho ancora finito, le lacrime mi stanno scendendo, allungo la mano per cercare il fazzoletto e...
Lei mi ha già preparato, amorevole, la bustina contro il raffreddore, quella al gusto di farina di castagne, che a me piace tanto!
Cosa chiedere di più dalla vita?
Un "Lucano"???
Ma neanche per sogno!!!
-電話で♪
giovedì 17 febbraio 2011
Non dire no!
Perché i giapponesi non sanno dire di no?
Perché non riescono ad imporsi, non riescono a sottrarsi?
Il miglior modo per "incastrare" un giapponese è, infatti, chiedergli, gentilmente, un favore.
A meno che la richiesta sia al limite del lecito e della decenza, vedrete la sua espressione, vetrata, dopo un attimo di esitazione, mutarsi in un sottomesso "Hai".
Dentro di se macererà, si automaledirà per questo suo carattere ma sicuramente non riuscirà a rifiutare.
E proprio per questo Suo "essere così giapponese",
che io, a volte (spesso), mi "inalbero":
perché so già come finirà.
"Uff...ho troppe cose da fare!
...e oggi devo andare a quella riunione...dobbiamo decidere di fare quei corsi....ma io non posso insegnare anche per quelli...No, ASSOLUTAMENTE, non lo farò!"
Avete presente nelle pagine finali della "Settimana Enigmistica", la vignetta della serie:"Le ultime parole famose"?
Ecco, proprio così!!!
"Uff...avevi ragione, come solito...mi hanno chiesto se posso insegnare io..."
"Ma Tu hai detto di no, vero?"
(domanda di circostanza, risposta lapalissiana)
"Ma solo per i primi tempi, solo le prime lezioni..."
Devo assolutamente tenerLe un "corso accelerato di fanCultura Italiana"!!!
-電話で♪
Perché non riescono ad imporsi, non riescono a sottrarsi?
Il miglior modo per "incastrare" un giapponese è, infatti, chiedergli, gentilmente, un favore.
A meno che la richiesta sia al limite del lecito e della decenza, vedrete la sua espressione, vetrata, dopo un attimo di esitazione, mutarsi in un sottomesso "Hai".
Dentro di se macererà, si automaledirà per questo suo carattere ma sicuramente non riuscirà a rifiutare.
E proprio per questo Suo "essere così giapponese",
che io, a volte (spesso), mi "inalbero":
perché so già come finirà.
"Uff...ho troppe cose da fare!
...e oggi devo andare a quella riunione...dobbiamo decidere di fare quei corsi....ma io non posso insegnare anche per quelli...No, ASSOLUTAMENTE, non lo farò!"
Avete presente nelle pagine finali della "Settimana Enigmistica", la vignetta della serie:"Le ultime parole famose"?
Ecco, proprio così!!!
"Uff...avevi ragione, come solito...mi hanno chiesto se posso insegnare io..."
"Ma Tu hai detto di no, vero?"
(domanda di circostanza, risposta lapalissiana)
"Ma solo per i primi tempi, solo le prime lezioni..."
Devo assolutamente tenerLe un "corso accelerato di fanCultura Italiana"!!!
-電話で♪
mercoledì 2 febbraio 2011
Neo Samurai
Se anche stai morendo di fame,
comportati sempre come se fossi sazio!
Anche se stai malissimo, non lo dare a vedere!
Il "Bushidō", la "Via del Guerriero",
spiega il codice di comportamento che ogni vero samurai deve obbligatoriamente osservare, per poter essere considerato tale.
Se Saigō Takamori
può essere considerato l'ultimo dei Samurai,
il codice d'onore non è stato abbandonato.
Ogni singola sfaccettatura,
ogni atteggiamento è stato rivisitato ed adattato alla moderna società, al modo di vivere contemporaneo.
E il piccolo giapponese, nel limite del concesso, viene allevato tenendo ben presenti queste norme.
Non voglio esagerare, ma questo atteggiamento, questo "habitus" mentale, è talmente radicato nella società nipponica, che sembra quasi divenuto parte del loro DNA.
Un giapponese non deve, non può mostrare in pubblico la propria debolezza.
E' per questo motivo che mio cognato, affetto da un'infezione polmonare (nulla di particolarmente grave) che con una breve degenza ospedaliera e un paio di settimane di riposo casalingo si sarebbe risolta, ha scelto di sottoporsi a dolorosissime iniezioni settimanali, protratte per oltre sei mesi, pur di non abbandonare neppure momentaneamente il suo incarico, pur di non mostrare la sua "debolezza".
Perché se si è ammalato, significa che non ha avuto buona cura di se stesso: in un certo senso, ha fallito.
L'esatto opposto della nostra concezione in materia:
Non sto male, ma vado dal medico e mi faccio prescrivere un settimanina di malattia, così, per "precauzione", non sia mai che mi "ammali" per davvero!
Ed è per questo innato "Bushidō" che Lei, la settimana scorsa, durante il "Cheer Camp", dove Lei insegna le tecniche di Cheerleading,
dove Lei sempre insiste e si raccomanda di fare attenzione, Lei, proprio Lei, scendendo con troppa "leggerezza" da uno "Stunt" ( una figura coreografica, per i non addetti ai lavori),
ha appoggiato malamente il piede e...
"TACK!"
Ovviamente ha continuato a sorridere.
Ovviamente non ha espresso il minimo dolore.
Ovviamente nessuno si è accorto del Suo "passo falso",
perché nulla, nel Suo atteggiamento ha lasciato anche minimamente trasparire quello che in realtà era successo.
Ma il "misfatto" non poteva essere nascosto per troppo tempo, non si poteva "fingere" per tutta la durata del "Camp".
E così, il mattino dopo, quando non poteva neppure pensare di appoggiare il piede, ha dovuto ammettere, ahiLei, la propria disattenzione. Costretta a capitolare.
E se, a "colpo fresco", un bell'impacco di ghiaccio sarebbe forse stato sufficiente, il giorno dopo (e dopo un giorno di attività), allo "zampone" non restava che l'opzione "lenticchie" per richiamare la buona sorte.
Da cui:
Pronto Soccorso, lastre,
nulla di rotto, ma stampelle ed almeno dieci giorni di riposo ASSOLUTO!!!
....e l'esposizione al pubblico ludibrio....
Noooo!!!!
Qui siamo in Italia!
Pubblica dimostrazione di affetto e marito che "premurosamente" si occupa di tutto.
Ma non ti ci abituare, eh!?!
^_^
-電話で♪
comportati sempre come se fossi sazio!
Anche se stai malissimo, non lo dare a vedere!
Il "Bushidō", la "Via del Guerriero",
spiega il codice di comportamento che ogni vero samurai deve obbligatoriamente osservare, per poter essere considerato tale.
Se Saigō Takamori
può essere considerato l'ultimo dei Samurai,
il codice d'onore non è stato abbandonato.
Ogni singola sfaccettatura,
ogni atteggiamento è stato rivisitato ed adattato alla moderna società, al modo di vivere contemporaneo.
E il piccolo giapponese, nel limite del concesso, viene allevato tenendo ben presenti queste norme.
Non voglio esagerare, ma questo atteggiamento, questo "habitus" mentale, è talmente radicato nella società nipponica, che sembra quasi divenuto parte del loro DNA.
Un giapponese non deve, non può mostrare in pubblico la propria debolezza.
E' per questo motivo che mio cognato, affetto da un'infezione polmonare (nulla di particolarmente grave) che con una breve degenza ospedaliera e un paio di settimane di riposo casalingo si sarebbe risolta, ha scelto di sottoporsi a dolorosissime iniezioni settimanali, protratte per oltre sei mesi, pur di non abbandonare neppure momentaneamente il suo incarico, pur di non mostrare la sua "debolezza".
Perché se si è ammalato, significa che non ha avuto buona cura di se stesso: in un certo senso, ha fallito.
L'esatto opposto della nostra concezione in materia:
Non sto male, ma vado dal medico e mi faccio prescrivere un settimanina di malattia, così, per "precauzione", non sia mai che mi "ammali" per davvero!
Ed è per questo innato "Bushidō" che Lei, la settimana scorsa, durante il "Cheer Camp", dove Lei insegna le tecniche di Cheerleading,
dove Lei sempre insiste e si raccomanda di fare attenzione, Lei, proprio Lei, scendendo con troppa "leggerezza" da uno "Stunt" ( una figura coreografica, per i non addetti ai lavori),
ha appoggiato malamente il piede e...
"TACK!"
Ovviamente ha continuato a sorridere.
Ovviamente non ha espresso il minimo dolore.
Ovviamente nessuno si è accorto del Suo "passo falso",
perché nulla, nel Suo atteggiamento ha lasciato anche minimamente trasparire quello che in realtà era successo.
Ma il "misfatto" non poteva essere nascosto per troppo tempo, non si poteva "fingere" per tutta la durata del "Camp".
E così, il mattino dopo, quando non poteva neppure pensare di appoggiare il piede, ha dovuto ammettere, ahiLei, la propria disattenzione. Costretta a capitolare.
E se, a "colpo fresco", un bell'impacco di ghiaccio sarebbe forse stato sufficiente, il giorno dopo (e dopo un giorno di attività), allo "zampone" non restava che l'opzione "lenticchie" per richiamare la buona sorte.
Da cui:
Pronto Soccorso, lastre,
nulla di rotto, ma stampelle ed almeno dieci giorni di riposo ASSOLUTO!!!
....e l'esposizione al pubblico ludibrio....
Noooo!!!!
Qui siamo in Italia!
Pubblica dimostrazione di affetto e marito che "premurosamente" si occupa di tutto.
Ma non ti ci abituare, eh!?!
^_^
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