La mattina del secondo giorno,
la troupe aveva deciso di fare alcune riprese della città.
Avevo consigliato loro di fare "un salto" a San Michele in Bosco, il punto più panoramico di Bologna.
Malauguratamente, c'era un nebbione da paura, quindi hanno optato per i portici che da Porta Saragozza conducono al Santuario della Madonna di San Luca.
Non so cosa abbiano effettivamente immortalato, magari avranno usato immagini di repertorio in fase di montaggio, perché davvero la nebbia si poteva affettare!
Nel pomeriggio, poi,
era stata organizzata una riunione con la Federazione.
Non so perché ma ai giapponesi piace molto la fiction, anzi il "dorama" come lo chiamano loro.
Anche la scena più semplice, deve essere carica di "pathos",
deve catturare gli ascolti, fare "audience"...be', in effetti, è una trasmissione televisiva...
"Si potrebbe fare una riunione per le riprese?"
"Ceeertooo!!! Non c'è problema, organizziamo subito!" aveva assicurato il Presidente.
Allora,
location di questa riunione è
niente meno che la "Real Sede" del CONI a Milano.
In verità,
si è evinto una volta giunti sul posto,
era un evento già organizzato, per tutt'altri motivi e la presenza della Federazione non era neppur lontanamente contemplata.
Per poter accedere alla Convention,
il Presidente era stato costretto ad un bluff con la "B" maiuscola:
Una televisione giapponese avrebbe intervistato i Dirigentissimi per un resoconto sullo sviluppo del Cheerleading in Italia, ad un anno dalla nascita della Federazione.
Ragion per cui, approfittando di una pausa, i "Nostri Eroi" si avvicinano ai vari Duca-Conti, Cav. di GranCroce, Lup.Mann., tutti clamorosamente "doppiopettati" e con discorso abilmente preparato.
"Dove sono le telecamere?"
"Ah, è qui la Tivvù!"
E giù a snocciolare un monologo come neanche il buon vecchio Gassman avrebbe saputo.
Il regista La incalzava:
"Intervieni, di' qualcosa, hai qualcosa da chiedere?..."
"Ma... che devo dire? Non c'è nulla da chiedere..."
Il Presidente insisteva:
"Su, fai un'intervista!"
"Ma che intervista???"
Il cameraman impazziva tra una inquadratura a pieno campo, uno zoom, un primo piano, cercando di evitare che i numerosi candelabri della Hall entrassero nel campo visivo
"Aaarrgghhh!!! Fiamma, fiamma!!!" gridava fobico.
"Blablabla..."
"Chiedi qualcosa, chiedi qualcosa..."
"Su...intervistaaaa..."
"Fiamma, fiaaammmaaaa..."
L'assurdo siparietto rischiava di protrarsi per l'intera durata della ripresa.
"Chiedi qual..."
"Interv..."
NO!!!
Improvvisa, secca, assolutamente non giapponese.
Ma efficace!
Sì, chiaramente la situazione non era quella richiesta per la trasmissione, ma suvvia, cerchiamo di "fare buon viso a cattivo gioco", siamo o non siamo professionisti?
Alla fine il cameraman ha dimostrato la sua esperienza:
Facciamo più "Italian style":
in fase di montaggio, un taglio di qua, un doppiaggio di là, si può ottenere ciò che si vuole, no?
Graandeee!!!!
....e l'interprete (che capiva tutto) rideva sotto i baffi....
(continua...)
-電話で♪
mercoledì 19 gennaio 2011
lunedì 17 gennaio 2011
Sponsor
"Ecco, sono arrivati!"
"Aaarrgghh...devo ancora pettinarmi..."
"Ma smettila...al massimo potresti lucidare la pelata!"
Cominciamo bene, volevo fare una battuta e sono stato "mazziato".
Ecco entrare i "3 dell'Ave Maria":
un cameraman, un conduttore/regista e un interprete/organizzatore.
Dopo averLe sistemato un microfono addosso, si parte verso casa dei miei, poche centinaia di metri a piedi.
I passanti, vedendo la telecamera, si girano incuriositi.
I vicini di quartiere, che solitamente non ci degnano di uno sguardo, oggi si prodigano in saluti a "due mani e trentadue denti".
Incrociamo mio padre sulla porta:
"Devo fare una commissione, ci vediamo più tardi"
(veniamo poi a sapere che "la commissione", altro non era che un attacco di colite nervosa, espletato a casa della nonna onde evitare spiacevoli "rumori di sottofondo" durante le riprese).
Dopo le presentazioni di rito,
la super-nonna, 82 anni portati divinamente, comincia la sua lezione di sfoglia.
Impasta e tira con energia e, da vera esperta, per accelerare il tutto ha già preparato un'altra sfoglia la mattina stessa: che esperienza!
E noi che ci preoccupavamo che la nonna si emozionasse, perdesse il sonno e "andasse nel pallone"...
A metà preparazione, per me si fa tardi (e comunque ne avevo già abbastanza):
"Sumimasen, shigoto e ikanakereba naranai"
La troupe ride.
"Cus'al détt?"
"Avrà fatto una battuta...ridono..."
"Ho detto che devo andare a lavorare....av'salūt!"
"Nel primo pomeriggio chiamo i miei, per sapere com'è andata.
Mi risponde mio padre, raggiante.
Quell'attimo di imbarazzo è passato (anzi è stato un "toccasana" per la sua stipsi cronica).
"Tutto ok? Com'è andata?"
"Benissimo!!! Sócc'mèl se mangiano loro lì, i 'an finè incōsa!"
"Come hanno finito tutto?!? Non è rimasto nulla per me, per stasera? Ma por#@xx!!!"
Nel pomeriggio fanno qualche ripresa a spasso, nel centro di Bologna (e poco ci manca che li carichi sull'autobus).
Qualche (finta) commissione nei negozi del vicinato e poi a casa, a preparare la cena per il marito affamato.
"Quando torni, suona prima di salire, così possiamo riprendere il momento".
Ripasso mentalmente mille volte una frase in dialetto Kansai, per un'entrata ad effetto...sì, posso dire: "Hara hetta!" (ho una fame da matti). Molto bene!
Dling-dling
"Sto salendo"
"Okaeri//Tadaima"
"Ara hen na!" (non c'è)
???
"Ma por#@xx!!!"
"Che c'è di buono?"
"Scusa, ho fatto velocemente due hamburger"
"Ma non avevi detto che preparavi il Curry?"
"Mi dispiace, ma non potevo stare troppo tempo ai fornelli,
per via dello Sponsor..."
"???"
Lo Sponsor della trasmissione è la Società erogante l'energia elettrica della Regione, quindi era assolutamente proibito riprendere qualsiasi altra forma di energia "concorrente" (anzi, "senzacorrente"...).
E meno male che oggi era nuvoloso e non tirava vento...
(continua...)
-電話で♪
"Aaarrgghh...devo ancora pettinarmi..."
"Ma smettila...al massimo potresti lucidare la pelata!"
Cominciamo bene, volevo fare una battuta e sono stato "mazziato".
Ecco entrare i "3 dell'Ave Maria":
un cameraman, un conduttore/regista e un interprete/organizzatore.
Dopo averLe sistemato un microfono addosso, si parte verso casa dei miei, poche centinaia di metri a piedi.
I passanti, vedendo la telecamera, si girano incuriositi.
I vicini di quartiere, che solitamente non ci degnano di uno sguardo, oggi si prodigano in saluti a "due mani e trentadue denti".
Incrociamo mio padre sulla porta:
"Devo fare una commissione, ci vediamo più tardi"
(veniamo poi a sapere che "la commissione", altro non era che un attacco di colite nervosa, espletato a casa della nonna onde evitare spiacevoli "rumori di sottofondo" durante le riprese).
Dopo le presentazioni di rito,
la super-nonna, 82 anni portati divinamente, comincia la sua lezione di sfoglia.
Impasta e tira con energia e, da vera esperta, per accelerare il tutto ha già preparato un'altra sfoglia la mattina stessa: che esperienza!
E noi che ci preoccupavamo che la nonna si emozionasse, perdesse il sonno e "andasse nel pallone"...
A metà preparazione, per me si fa tardi (e comunque ne avevo già abbastanza):
"Sumimasen, shigoto e ikanakereba naranai"
La troupe ride.
"Cus'al détt?"
"Avrà fatto una battuta...ridono..."
"Ho detto che devo andare a lavorare....av'salūt!"
"Nel primo pomeriggio chiamo i miei, per sapere com'è andata.
Mi risponde mio padre, raggiante.
Quell'attimo di imbarazzo è passato (anzi è stato un "toccasana" per la sua stipsi cronica).
"Tutto ok? Com'è andata?"
"Benissimo!!! Sócc'mèl se mangiano loro lì, i 'an finè incōsa!"
"Come hanno finito tutto?!? Non è rimasto nulla per me, per stasera? Ma por#@xx!!!"
Nel pomeriggio fanno qualche ripresa a spasso, nel centro di Bologna (e poco ci manca che li carichi sull'autobus).
Qualche (finta) commissione nei negozi del vicinato e poi a casa, a preparare la cena per il marito affamato.
"Quando torni, suona prima di salire, così possiamo riprendere il momento".
Ripasso mentalmente mille volte una frase in dialetto Kansai, per un'entrata ad effetto...sì, posso dire: "Hara hetta!" (ho una fame da matti). Molto bene!
Dling-dling
"Sto salendo"
"Okaeri//Tadaima"
"Ara hen na!" (non c'è)
???
"Ma por#@xx!!!"
"Che c'è di buono?"
"Scusa, ho fatto velocemente due hamburger"
"Ma non avevi detto che preparavi il Curry?"
"Mi dispiace, ma non potevo stare troppo tempo ai fornelli,
per via dello Sponsor..."
"???"
Lo Sponsor della trasmissione è la Società erogante l'energia elettrica della Regione, quindi era assolutamente proibito riprendere qualsiasi altra forma di energia "concorrente" (anzi, "senzacorrente"...).
E meno male che oggi era nuvoloso e non tirava vento...
(continua...)
-電話で♪
domenica 16 gennaio 2011
Terebi no Aidoru
Finalmente è andato in onda!
Finalmente ne posso parlare!
Di cosa?
Ma della trasmissione che parla di Lei, la mia dolce metà, della sua vita da Cheerleader, giapponese, in Italia.
E sì, proprio così, ho sposato una Cheerleader.
Ma procediamo con ordine.
In Giappone, per oltre 20 anni,
il cheerleading è stato per Lei,
oltre che una vera ragione di vita,
anche la sua professione.
Prima come atleta, poi come coach, giudice e formatore, alle dipendenze della Federazione giapponese.
Il tempo passa, le soddisfazioni, tante, fanno sì che possa dire di aver raggiunto il Suo scopo, di aver contribuito allo sviluppo e la diffusione di questo sport in terra nipponica (anche perché quando ha cominciato Lei, il Giappone era davvero agli albori in questa disciplina prettamente statunitense) e ritirarsi, per così dire, da questa stressante, stressantissima attività (per cominciarne un'altra, quella teatrale, che a mio avviso è ancora peggiore, ma questa è un'altra storia).
Quando è arrivata in Italia (per seguire me, eh eh), non immaginava neppure lontanamente di poter ritrovare la sua antica passione.
Qui, nella patria del calcio, dove gli sport americani sono relegati a livello di nicchia, dove non c'è un vero e proprio professionismo (eccezion fatta per il basket).
Comunque sia, a Bologna, ci sono ben due squadre di Football Americano, che militano in prima divisione (in serie A, se vogliamo usare un termine calcistico).
Così, quasi per gioco, come un passatempo, anche per inserirsi più facilmente in questa nuova società, quella italiana, così distante non solo geograficamente da quella in cui ha vissuto per circa 40 anni, ha chiesto di unirsi al gruppo delle ragazze sostenitrici di una delle compagini, quella dei "Doves".
Inutile specificare che le "colombe", appena visto il Suo curriculum (ma soprattutto appena L'hanno vista in azione), sono stati entusiasti e hanno riposto in Lei ogni velleità.
Le ragazze, tutte giovanissime, hanno una vera adorazione per questa giapponesina che, all'età di 40 anni, salta e corre come nessuna di loro riesce a fare.
Sempre per caso, tramite un noto Social Network, veniamo a sapere che è nata anche qui una Federazione di Cheerleading,
per la precisione la Federazione Italiana Cheeleading e Acrobatic Dance (sul cui acronimo stendiamo un velo pietoso...).
E anche qui è inutile precisare che, non appena inviato il Suo curriculum, vista la Sua esperienza e professionalità, è stata immediatamente chiamata a ricoprire il ruolo nientemeno che di "Supervisore Nazionale".
La situazione del Cheerleading in Italia oggi è esattamente al livello in cui era in Giappone una ventina d'anni fa, per cui Le sembra di rivivere una seconda giovinezza.
Ha ricominciato il lavoro con la stessa tenacia e affezione di vent'anni prima.
La vera (e sostanziale) differenza sta, ahimè, nell'abisso che separa le due culture, nel modo di vedere le cose, di organizzare il lavoro e di rapportarsi con il prossimo.
Di questo, in modo molto scherzoso e sdrammatizzante, un po' per esorcizzare i suoi timori e le frustrazioni che ne derivano, ha cominciato a scrivere in un suo Blog.
Ed eccoci arrivati, dopo questo lunghissimo ed estenuante preambolo, alla trasmissione televisiva.
La Yomiuri TV, un'emittente della regione del Kansai (di cui Lei è originaria), produce un programma che parla di giapponesi emigrati che svolgono un'attività "particolare".
Tramite il Blog, è stata contattata per presentare la sua vita qui, una cheerleader giapponese in Italia, il "paese del calcio".
Inutile, ancora una volta, specificare la gioia per questa occasione.
Anche perché il programma è uno dei preferiti di mia suocera
(anch'io ne ho visto qualche puntata e devo dire che è veramente interessante e divertente).
Dal momento in cui abbiamo avuto la conferma che la trasmissione si sarebbe fatta (circa un mese e mezzo prima) è iniziata la "fase di preparazione".
Come fare? Che dire? Come comportarsi?
"Niente di particolare, basta essere naturali, la nostra vita reale"
Sì, per Lei che faceva teatro è semplice da dire, è abituata a recitare, è abituata a nascondere l'emozione.
Non solo è attrice, è pure giapponese!
Pensiamo di fare vedere la Sua vita quotidiana, il rapporto con gli suoceri, con mia nonna che ha un vero debole per Lei.
Ma come fare a dire loro che verrà una troupe televisiva a riprenderli?
Si agitano anche solo se viene un parente per pranzo, figuriamoci se gli diciamo che andranno in "mondovisione"!
Comunque optiamo per accennare la cosa, prendendola mooolto larga, a mia madre, a cui toccherà l'arduo compito della mediatrice con mio padre e soprattutto con mia nonna.
Anche perché vorremmo far vedere come prepara la sfoglia, una lezione di tortellini fatti in casa.
Se ne parliamo ora la nonna non dorme per due mesi, così glielo diremo solo un paio di giorni prima, per ridurre al minimo l'impatto, ma per concederle il tempo per preparare l'occorrente.
Stabilita, nei minimi dettagli, una sorta di "scaletta", più per volere dei miei, che in questo frangente si sono dimostrati più giapponesi di Lei, arriva finalmente la mattina del giorno prestabilito.
Alle nove in punto, con una precisione che solo un macchinista di Shinkansen può avere, suonano alla porta:
Ecco, si va in scena!
(continua...)
-電話で♪
Finalmente ne posso parlare!
Di cosa?
Ma della trasmissione che parla di Lei, la mia dolce metà, della sua vita da Cheerleader, giapponese, in Italia.
E sì, proprio così, ho sposato una Cheerleader.
Ma procediamo con ordine.
In Giappone, per oltre 20 anni,
il cheerleading è stato per Lei,
oltre che una vera ragione di vita,
anche la sua professione.
Prima come atleta, poi come coach, giudice e formatore, alle dipendenze della Federazione giapponese.
Il tempo passa, le soddisfazioni, tante, fanno sì che possa dire di aver raggiunto il Suo scopo, di aver contribuito allo sviluppo e la diffusione di questo sport in terra nipponica (anche perché quando ha cominciato Lei, il Giappone era davvero agli albori in questa disciplina prettamente statunitense) e ritirarsi, per così dire, da questa stressante, stressantissima attività (per cominciarne un'altra, quella teatrale, che a mio avviso è ancora peggiore, ma questa è un'altra storia).
Quando è arrivata in Italia (per seguire me, eh eh), non immaginava neppure lontanamente di poter ritrovare la sua antica passione.
Qui, nella patria del calcio, dove gli sport americani sono relegati a livello di nicchia, dove non c'è un vero e proprio professionismo (eccezion fatta per il basket).
Comunque sia, a Bologna, ci sono ben due squadre di Football Americano, che militano in prima divisione (in serie A, se vogliamo usare un termine calcistico).
Così, quasi per gioco, come un passatempo, anche per inserirsi più facilmente in questa nuova società, quella italiana, così distante non solo geograficamente da quella in cui ha vissuto per circa 40 anni, ha chiesto di unirsi al gruppo delle ragazze sostenitrici di una delle compagini, quella dei "Doves".
Inutile specificare che le "colombe", appena visto il Suo curriculum (ma soprattutto appena L'hanno vista in azione), sono stati entusiasti e hanno riposto in Lei ogni velleità.
Le ragazze, tutte giovanissime, hanno una vera adorazione per questa giapponesina che, all'età di 40 anni, salta e corre come nessuna di loro riesce a fare.
Sempre per caso, tramite un noto Social Network, veniamo a sapere che è nata anche qui una Federazione di Cheerleading,
per la precisione la Federazione Italiana Cheeleading e Acrobatic Dance (sul cui acronimo stendiamo un velo pietoso...).
E anche qui è inutile precisare che, non appena inviato il Suo curriculum, vista la Sua esperienza e professionalità, è stata immediatamente chiamata a ricoprire il ruolo nientemeno che di "Supervisore Nazionale".
La situazione del Cheerleading in Italia oggi è esattamente al livello in cui era in Giappone una ventina d'anni fa, per cui Le sembra di rivivere una seconda giovinezza.
Ha ricominciato il lavoro con la stessa tenacia e affezione di vent'anni prima.
La vera (e sostanziale) differenza sta, ahimè, nell'abisso che separa le due culture, nel modo di vedere le cose, di organizzare il lavoro e di rapportarsi con il prossimo.
Di questo, in modo molto scherzoso e sdrammatizzante, un po' per esorcizzare i suoi timori e le frustrazioni che ne derivano, ha cominciato a scrivere in un suo Blog.
Ed eccoci arrivati, dopo questo lunghissimo ed estenuante preambolo, alla trasmissione televisiva.
La Yomiuri TV, un'emittente della regione del Kansai (di cui Lei è originaria), produce un programma che parla di giapponesi emigrati che svolgono un'attività "particolare".
Tramite il Blog, è stata contattata per presentare la sua vita qui, una cheerleader giapponese in Italia, il "paese del calcio".
Inutile, ancora una volta, specificare la gioia per questa occasione.
Anche perché il programma è uno dei preferiti di mia suocera
(anch'io ne ho visto qualche puntata e devo dire che è veramente interessante e divertente).
Dal momento in cui abbiamo avuto la conferma che la trasmissione si sarebbe fatta (circa un mese e mezzo prima) è iniziata la "fase di preparazione".
Come fare? Che dire? Come comportarsi?
"Niente di particolare, basta essere naturali, la nostra vita reale"
Sì, per Lei che faceva teatro è semplice da dire, è abituata a recitare, è abituata a nascondere l'emozione.
Non solo è attrice, è pure giapponese!
Pensiamo di fare vedere la Sua vita quotidiana, il rapporto con gli suoceri, con mia nonna che ha un vero debole per Lei.
Ma come fare a dire loro che verrà una troupe televisiva a riprenderli?
Si agitano anche solo se viene un parente per pranzo, figuriamoci se gli diciamo che andranno in "mondovisione"!
Comunque optiamo per accennare la cosa, prendendola mooolto larga, a mia madre, a cui toccherà l'arduo compito della mediatrice con mio padre e soprattutto con mia nonna.
Anche perché vorremmo far vedere come prepara la sfoglia, una lezione di tortellini fatti in casa.
Se ne parliamo ora la nonna non dorme per due mesi, così glielo diremo solo un paio di giorni prima, per ridurre al minimo l'impatto, ma per concederle il tempo per preparare l'occorrente.
Stabilita, nei minimi dettagli, una sorta di "scaletta", più per volere dei miei, che in questo frangente si sono dimostrati più giapponesi di Lei, arriva finalmente la mattina del giorno prestabilito.
Alle nove in punto, con una precisione che solo un macchinista di Shinkansen può avere, suonano alla porta:
Ecco, si va in scena!
(continua...)
-電話で♪
venerdì 14 gennaio 2011
Etichetta
"Scusa, ho soffiato il fumo dal naso..."
"Che??? Che problema c'è?"
"Come!?! Non è elegante per una donna! Fare uscire il fumo dal naso...come un cinghiale."
Ah, è vero: "etichetta femminile".
In Giappone infatti le donne "devono" seguire una serie di norme comportamentali che le rende aggraziate, femminili, insomma, "appetibili".
Per esempio, in pubblico (o al telefono), parlano con una vocina sottile e gentile, non con la propria voce naturale.
( i primi tempi, quando telefonavo a casa pensavo di aver sbagliato numero...).
Hanno un proprio modo di esprimersi, con differenti coniugazioni e suffissi da usare durante la conversazione.
( a volte mi capita di esprimermi in giapponese, così come sento dire da Lei, dando così un'impressione, che dire, un po' "fru-fru").
Quando ridono emettono gridolini sommessi e si coprono la bocca
( la maggior parte, purtroppo, lo fa anche per coprire una dentatura tutt'altro che perfetta).
Una donna non dovrebbe fumare, per lo meno non in strada ( in passato solo le prostitute lo facevano).
Anche se i tempi sono cambiati e una certa emancipazione femminile è arrivata anche nella "Terra dei Samurai", difficilmente si potrà vedere una donna che fuma all'aperto e comunque mai camminando.
Una vera "yamato nadeshiko" (lo stereotipo della "donna perfetta") deve sempre camminare tre passi dietro al proprio uomo, non lo deve contraddire mai, deve anticipare e soddisfare ogni suo desiderio o richiesta.
(fantascienza allo stato puro!!!)
E' altamente disdicevole soffiarsi il naso in pubblico (questo anche per un uomo),
ma non è affatto maleducato "tirare su" il moccio.
Per questo, durante gli inverni giapponesi ( ma anche in estate vista la potenza degli onnipresenti climatizzatori) si può assistere a veri e propri concerti per "fiati e trombe" (d'altra parte tutta l'aria aspirata così fortemente, da qualche parte dovrà pure uscire...e il cerchio si chiude, no?)
-電話で♪
"Che??? Che problema c'è?"
"Come!?! Non è elegante per una donna! Fare uscire il fumo dal naso...come un cinghiale."
Ah, è vero: "etichetta femminile".
In Giappone infatti le donne "devono" seguire una serie di norme comportamentali che le rende aggraziate, femminili, insomma, "appetibili".
Per esempio, in pubblico (o al telefono), parlano con una vocina sottile e gentile, non con la propria voce naturale.
( i primi tempi, quando telefonavo a casa pensavo di aver sbagliato numero...).
Hanno un proprio modo di esprimersi, con differenti coniugazioni e suffissi da usare durante la conversazione.
( a volte mi capita di esprimermi in giapponese, così come sento dire da Lei, dando così un'impressione, che dire, un po' "fru-fru").
Quando ridono emettono gridolini sommessi e si coprono la bocca
( la maggior parte, purtroppo, lo fa anche per coprire una dentatura tutt'altro che perfetta).
Una donna non dovrebbe fumare, per lo meno non in strada ( in passato solo le prostitute lo facevano).
Anche se i tempi sono cambiati e una certa emancipazione femminile è arrivata anche nella "Terra dei Samurai", difficilmente si potrà vedere una donna che fuma all'aperto e comunque mai camminando.
Una vera "yamato nadeshiko" (lo stereotipo della "donna perfetta") deve sempre camminare tre passi dietro al proprio uomo, non lo deve contraddire mai, deve anticipare e soddisfare ogni suo desiderio o richiesta.
(fantascienza allo stato puro!!!)
E' altamente disdicevole soffiarsi il naso in pubblico (questo anche per un uomo),
ma non è affatto maleducato "tirare su" il moccio.
Per questo, durante gli inverni giapponesi ( ma anche in estate vista la potenza degli onnipresenti climatizzatori) si può assistere a veri e propri concerti per "fiati e trombe" (d'altra parte tutta l'aria aspirata così fortemente, da qualche parte dovrà pure uscire...e il cerchio si chiude, no?)
-電話で♪
mercoledì 1 dicembre 2010
Sì o No?
"Non ne vuoi più?"
"Sì, grazie!"
La nonna si alza, va in cucina e Le porta un'altra abbondante porzione di lasagne.
Lei mi guarda con occhi sbarrati, cerca il mio ausilio,
"Dove ho sbagliato?" sembra implorare.
"Ma quanto mangi? Non starai male dopo?" cerco di soccorrerLa.
"Sì sì, non c'è problema..."
La cosa si fa sempre più ingarbugliata:
ora certamente non può rifiutare il bis, ma ammettere platealmente che poi starà male?!?
La nonna interviene:
"Se pensi di stare male, non devi mangiare per forza, solo che avevi detto di volerne ancora..."
"Ma.... la verità, io avevo detto che sì, NON ne volevo più e che sì, comunque NON sarei stata male....ma forse ho sbagliato, non dovevo dire così?"
"Sì, cioè, No, anzi, ehm....
Non è che ci faresti un caffè?"
"Ma devo o NON devo farlo?"
Confusione totale!
Giustamente, come peraltro sarebbe previsto dalla lingua italiana, una doppia negazione diventa affermazione.
I giapponesi si "esprimono" così.
Noi, purtroppo, ci siamo abituati diversamente:
rispondendo "No" ad una domanda negativa, vogliamo sottolineare la negazione della stessa (o almeno così ci pare).
Grammaticamente sbagliato, largamente diffuso, altamente "destabilizzante".
Soprattutto per una giapponese che, volendo appropriarsi della "lingua di Dante", ne studia le regole accuratamente, per trovarsele poi completamente stravolte nel parlato quotidiano.
"Ma è un Sì giapponese o un Sì italiano?"
"Boh????"
"Ma più che altro, perché fai sempre domande al negativo?"
"E' per la forma, per essere più gentile, non vorrei sembrare shitsurei (scortese)...non ti sembra meglio?"
"Ecco, lo hai fatto di nuovo, hai usato la forma negativa."
"Come dovrei rispondere ora, Sì o No?"
"Machennesooooo....."
Mi sembra di essere dal salumiere:
le massaie alla richiesta del commesso se desiderano altro,
rispondono sempre: "Altro!"
Io non ho mai capito perché:
"Ma allora vuoi dell'altro?" mi viene sempre da pensare.
Io rispondo sempre, a scanso di equivoci: "Basta così, grazie!"
E allora, perché non adottiamo anche a casa la "Tecnica Salumiere"!!!
"Sìììì, cioè Noooo, ehm...Uff!!!"
"BASTA COSÌ, grazie!"
- 携帯電話で♪
"Sì, grazie!"
La nonna si alza, va in cucina e Le porta un'altra abbondante porzione di lasagne.
Lei mi guarda con occhi sbarrati, cerca il mio ausilio,
"Dove ho sbagliato?" sembra implorare.
"Ma quanto mangi? Non starai male dopo?" cerco di soccorrerLa.
"Sì sì, non c'è problema..."
La cosa si fa sempre più ingarbugliata:
ora certamente non può rifiutare il bis, ma ammettere platealmente che poi starà male?!?
La nonna interviene:
"Se pensi di stare male, non devi mangiare per forza, solo che avevi detto di volerne ancora..."
"Ma.... la verità, io avevo detto che sì, NON ne volevo più e che sì, comunque NON sarei stata male....ma forse ho sbagliato, non dovevo dire così?"
"Sì, cioè, No, anzi, ehm....
Non è che ci faresti un caffè?"
"Ma devo o NON devo farlo?"
Confusione totale!
Giustamente, come peraltro sarebbe previsto dalla lingua italiana, una doppia negazione diventa affermazione.
I giapponesi si "esprimono" così.
Noi, purtroppo, ci siamo abituati diversamente:
rispondendo "No" ad una domanda negativa, vogliamo sottolineare la negazione della stessa (o almeno così ci pare).
Grammaticamente sbagliato, largamente diffuso, altamente "destabilizzante".
Soprattutto per una giapponese che, volendo appropriarsi della "lingua di Dante", ne studia le regole accuratamente, per trovarsele poi completamente stravolte nel parlato quotidiano.
"Ma è un Sì giapponese o un Sì italiano?"
"Boh????"
"Ma più che altro, perché fai sempre domande al negativo?"
"E' per la forma, per essere più gentile, non vorrei sembrare shitsurei (scortese)...non ti sembra meglio?"
"Ecco, lo hai fatto di nuovo, hai usato la forma negativa."
"Come dovrei rispondere ora, Sì o No?"
"Machennesooooo....."
Mi sembra di essere dal salumiere:
le massaie alla richiesta del commesso se desiderano altro,
rispondono sempre: "Altro!"
Io non ho mai capito perché:
"Ma allora vuoi dell'altro?" mi viene sempre da pensare.
Io rispondo sempre, a scanso di equivoci: "Basta così, grazie!"
E allora, perché non adottiamo anche a casa la "Tecnica Salumiere"!!!
"Sìììì, cioè Noooo, ehm...Uff!!!"
"BASTA COSÌ, grazie!"
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martedì 9 novembre 2010
Venti di Guerra
"Il peto agli irti colli,
Tutti asfissiando sale,
Ed urla il commensale,
Costretto ad odorar"
Non è un argomento piacevole,
ma, parliamoci seriamente, tutti, chi più chi meno, ci lasciamo andare, diamo "fiato alle trombe" come si suol dire, e, sotto sotto, ci piace anche parlarne (per lo meno a noi uomini, per lo meno a me!)
Anche i giapponesi scoreggiano.
E non ci sono musiche di sottofondo nei bagni maschili: un assolo mozzafiato (nel vero senso della parola).
Ma la cosa sconvolgente è l'acredine del peto: sa di "kimochi",una specie di sottaceto di cui i giapponesi vanno matti e che fa una tremenda puzza di....peto, appunto.
Ora non so se sia il peto che puzza di "kimochi" o se il "kimochi" puzzi di peto (un po' come l'uovo e la gallina), però in questo palindromo olfattivo, da qualsiasi parte la si voglia guardare, il risultato non cambia.
Inoltre, pare che tutti i giapponesi si "esprimano" più o meno in maniera simile.
Voglio dire che quando siamo in terra nipponica,
nei luoghi affollati spesso succede di intuire "qualcosa di strano".
Nei mercati o nei "depachika", possiamo incolpare i banchetti di "sottaceti",
ma sul treno? Possibile che sempre ci sia qualche massaia che ha fatto scorta di "kimochi"?
A dire il vero, (dicendolo sottovoce ed in segreto) anche la mia dolce metà, a volte, nel sonno, ad addominali rilassati, libera un sibilo, che, per quanto discreto, non passa inosservato alle mie fini narici, omaggiandomi di un nostalgico aroma di "kimochi".
Molto spesso, durante il volo tra Italia e Giappone, mi capita di avvertire la stessa fragranza.
Se siamo insieme, il mio pensiero cattivo nasce spontaneo, individuandoLa come autrice del misfatto.
Ma quando viaggio da solo?
E' frutto della mia mente?
Un moto di nostalgia mi inumidisce le cornee
(o è il gas a farmi gocciolare gli occhi...)
Comunque è pazzesco:
hanno standardizzato anche il peto!
Voglio dire, producendo tutti più o meno lo stesso aroma, ci si può sentire tutti più o meno in colpa dentro un ascensore, riconoscendolo come possibilmente nostro, una svista.
E di più, siccome il proprio "elemento gassoso" non scandalizza più di tanto chi lo produce, in questo modo tutti sopportano senza troppe lamentele la "pesantezza ambientale".
Ma in ambiente familiare, quando gioco in casa, il "sovrano" indiscusso sono io.
Mi dispiace ammetterlo, ma a volte, soprattutto dopo aver mangiato le caldarroste, i miei "effluvi" infastidiscono persino me.
Sarà una forma di intolleranza alimentare, sarà un principio di putrefazione, sarà quel che sarà, ma nelle notti autunnali, la camera da letto si trasforma lentamente in una camera a gas.
Soprattutto quando precedo la mia dolce nel coricarmi.
Con la scusa della Sua assenza, mi libero senza ritegno alcuno, "nascondendo" il vergognoso aroma sotto le coltri, nella speranza che l'effetto svanisca prima del Suo arrivo.
Ma ahimè, la consistenza è tale da sopravvivere il trascorrere dei minuti, si annida infingardo tra le pieghe delle lenzuola, per sprigionarsi, maledetto, non appena Lei le discosta per accoccolarsi al mio fianco, facendoLe passare (anzi uccidendo definitivamente) ogni Sua velleità amorosa!
E siccome sono solito dormire con il viso rivolto verso l'esterno del talamo nuziale, è facile intuire la direzione dei miei "bombardamenti" notturni.
Infatti al Suo risveglio mi appare sempre un po' più "giallina" del solito....
Che sia mia la causa del Suo "Sonno profondo"???
-電話で♪
Tutti asfissiando sale,
Ed urla il commensale,
Costretto ad odorar"
Non è un argomento piacevole,
ma, parliamoci seriamente, tutti, chi più chi meno, ci lasciamo andare, diamo "fiato alle trombe" come si suol dire, e, sotto sotto, ci piace anche parlarne (per lo meno a noi uomini, per lo meno a me!)
Anche i giapponesi scoreggiano.
E non ci sono musiche di sottofondo nei bagni maschili: un assolo mozzafiato (nel vero senso della parola).
Ma la cosa sconvolgente è l'acredine del peto: sa di "kimochi",una specie di sottaceto di cui i giapponesi vanno matti e che fa una tremenda puzza di....peto, appunto.
Ora non so se sia il peto che puzza di "kimochi" o se il "kimochi" puzzi di peto (un po' come l'uovo e la gallina), però in questo palindromo olfattivo, da qualsiasi parte la si voglia guardare, il risultato non cambia.
Inoltre, pare che tutti i giapponesi si "esprimano" più o meno in maniera simile.
Voglio dire che quando siamo in terra nipponica,
nei luoghi affollati spesso succede di intuire "qualcosa di strano".
Nei mercati o nei "depachika", possiamo incolpare i banchetti di "sottaceti",
ma sul treno? Possibile che sempre ci sia qualche massaia che ha fatto scorta di "kimochi"?
A dire il vero, (dicendolo sottovoce ed in segreto) anche la mia dolce metà, a volte, nel sonno, ad addominali rilassati, libera un sibilo, che, per quanto discreto, non passa inosservato alle mie fini narici, omaggiandomi di un nostalgico aroma di "kimochi".
Molto spesso, durante il volo tra Italia e Giappone, mi capita di avvertire la stessa fragranza.
Se siamo insieme, il mio pensiero cattivo nasce spontaneo, individuandoLa come autrice del misfatto.
Ma quando viaggio da solo?
E' frutto della mia mente?
Un moto di nostalgia mi inumidisce le cornee
(o è il gas a farmi gocciolare gli occhi...)
Comunque è pazzesco:
hanno standardizzato anche il peto!
Voglio dire, producendo tutti più o meno lo stesso aroma, ci si può sentire tutti più o meno in colpa dentro un ascensore, riconoscendolo come possibilmente nostro, una svista.
E di più, siccome il proprio "elemento gassoso" non scandalizza più di tanto chi lo produce, in questo modo tutti sopportano senza troppe lamentele la "pesantezza ambientale".
Ma in ambiente familiare, quando gioco in casa, il "sovrano" indiscusso sono io.
Mi dispiace ammetterlo, ma a volte, soprattutto dopo aver mangiato le caldarroste, i miei "effluvi" infastidiscono persino me.
Sarà una forma di intolleranza alimentare, sarà un principio di putrefazione, sarà quel che sarà, ma nelle notti autunnali, la camera da letto si trasforma lentamente in una camera a gas.
Soprattutto quando precedo la mia dolce nel coricarmi.
Con la scusa della Sua assenza, mi libero senza ritegno alcuno, "nascondendo" il vergognoso aroma sotto le coltri, nella speranza che l'effetto svanisca prima del Suo arrivo.
Ma ahimè, la consistenza è tale da sopravvivere il trascorrere dei minuti, si annida infingardo tra le pieghe delle lenzuola, per sprigionarsi, maledetto, non appena Lei le discosta per accoccolarsi al mio fianco, facendoLe passare (anzi uccidendo definitivamente) ogni Sua velleità amorosa!
E siccome sono solito dormire con il viso rivolto verso l'esterno del talamo nuziale, è facile intuire la direzione dei miei "bombardamenti" notturni.
Infatti al Suo risveglio mi appare sempre un po' più "giallina" del solito....
Che sia mia la causa del Suo "Sonno profondo"???
-電話で♪
lunedì 8 novembre 2010
Sonno profondo
Per quanto possa fare tardi la notte, io comunque non riesco a rimanere a letto oltre le 8-8.30.
Un profondo dolore alla schiena si impossessa di me, mi giro e mi rigiro, in cerca di sollievo.
Nulla da fare, devo assolutamente alzarmi!
Lei invece ci riesce, eccome!
La invidio profondamente per questa sua "abilità" di addormentarsi profondamente dovunque e comunque.
A parte i beati sonni in macchina, treno e/o in aereo, a volte si addormenta sul divano in posizioni assurde (che mantiene fino al risveglio).
Addirittura riesce a dormire da seduta, su una sedia, senza appoggiare la testa!
Incredibile!!!
Probabilmente la carenza di sonno (cronica per la società giapponese) patita durante gli anni trascorsi un patria, si sta ripercuotendo sul ciclo "sonno/veglia" ora che gli impegni si fanno meno pressanti.
Infatti, quando il lavoro Le richiede una presenza e concentrazione continua, la Sua dedizione è pressoché totale.
Può rimanere sveglia anche per 48 ore filate, sempre attiva.
Poi, ad "evento" concluso, la tensione si allenta e Morfeo La accoglie per una abbraccio da "record".
Riesce infatti a dormire per giorni (fino a tre), senza svegliarsi mai, senza mangiare o bere, neppure per andare in bagno...pazzesco!
Non c'è modo di svegliarLa, ho provato a scuoterLa, chiamarLa, persino passarLe l'aspirapolvere sui piedi (è vero, l'ho fatto...).
La prima volta cui ho assistito a questa "apnea" mi sono quasi spaventato, al limite di fare la "prova dello specchietto" per verificare che stesse ancora respirando.
Ora mi sto "abituando" a questi
Suoi ritmi, anzi quasi mi sorprendo, per assurdo, quando la vedo in piedi di primo mattino, temendo nevicate estive...
-電話で♪
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